Antifascisti baresi contestano sit-in di Fratelli d’Italia: “Pagliacciata a fini elettorali”

Antifascisti baresi contestano sit-in di Fratelli d’Italia: “Pagliacciata a fini elettorali”

Antifascisti baresi contestano sit-in di Fratelli d’Italia nel parco Rossani, accusano propaganda elettorale
Antifascisti baresi contestano sit-in di Fratelli d’Italia nel parco Rossani, accusano propaganda elettorale

Il 30 luglio scorso, nel Parco Rossani di Bari, si è svolto un sit-in organizzato da Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale, in seguito all’aggressione subita da Giuditta nei pressi dei bagni del parco. Il collettivo Antifasciste e Antifascisti Baresi ha risposto con un comunicato che definisce l’iniziativa come una “pagliacciata propagandistica a fini elettorali”, accusando i promotori di sfruttare un episodio grave per costruire una narrazione politica. L’episodio ha suscitato un dibattito acceso, con accuse e contestazioni che si sono intensificati nei giorni successivi.

Una narrazione politica accusata di discriminazione

Secondo il comunicato del collettivo, la propaganda portata avanti dal governo Meloni e da una certa narrazione politica è volta a identificare come “soggetti diversi” chi non si conforma al modello di ordine imposto. Questo, a loro dire, include persone con un colore della pelle diverso, un aspetto diverso, una religione diversa o un concetto di famiglia diverso. Gli antifascisti baresi sostengono che tali dinamiche alimentino odio e razzismo, contribuendo all’aumento delle aggressioni e alla disumanità che permea la città.

La creazione del “nemico interno” è una strategia vecchia per il consenso.

Il comunicato afferma che chi si professa apertamente fascista non merita stupore, poiché la costruzione del “nemico interno” è una strategia utilizzata per ottenere consenso. Gli antifascisti baresi rilevano che, subito dopo l’aggressione, molte persone legate a ambienti politici di Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale hanno puntato il dito contro un presunto migrante, invocando la remigrazione. Questo, a loro giudizio, è un esempio di reazioni di odio e razzismo, che si riflettono anche sui social media, dove si applaude per i migranti morti in mare.

La difesa della piazza e della democrazia

Il collettivo sostiene che il sit-in del 30 luglio non sia stato organizzato per chiedere maggiore sicurezza, ma per riaffermare una logica securitaria e fare propaganda. Secondo gli antifascisti, l’iniziativa è stata svoltasi lontano dal punto dell’aggressione, con i manifestanti posizionati in maniera provocatoria sul lato più vicino al centro sociale, sotto la scritta “Bari ANTIFA”. Il comunicato sottolinea che non ci sarebbe stata alcuna aggressione e che nessuno avrebbe impedito l’evento, definito “l’ennesima pagliacciata propagandistica a fini elettorali”.

La piazza non è una sala privata, ma un luogo di dibattito.

Gli antifascisti baresi si domandano se l’invito al sit-in fosse rivolto a tutta la cittadinanza o solo agli iscritti di Fratelli d’Italia e a chi la pensa come loro. Ricordano che organizzare un’iniziativa in uno spazio pubblico significa aspettarsi anche il dissenso, e che la piazza non è una sala privata. Il collettivo sostiene che la vera sicurezza non si costruisca aumentando il numero di agenti in strada e di reati, togliendo risorse a scuole, università, ospedali e spazi accessibili a tutte e tutti, per destinarle invece ad armi, guerre e genocidi. Il comunicato chiude con un appello al rispetto delle istituzioni e al rifiuto di una politica che costruisce miseria, sottolineando che “non potrete che raccogliere tempesta”.