AI Agenti iniziano a entrare nel mercato del lavoro. Nessuno è pronto

AI agenti iniziano a entrare nel mercato del lavoro. Nessuno è pronto.

AI agenti iniziano a entrare nel mercato del lavoro, ma nessuno è ancora pronto a gestirli. I sistemi basati su modelli linguistici di grandi dimensioni, progettati per completare compiti autonomamente, stanno trasformando il modo in cui le aziende operano. Gli agenti AI, con nomi, ruoli e avatar, si presentano come collaboratori, ma la loro natura non umana solleva domande su come interagire con loro. Secondo un sondaggio condotto da Julie Bedard, partner di Boston Consulting Group, il 22% delle aziende ha già aggiunto agenti AI ai propri organigrammi, un numero che potrebbe crescere con l’espansione del mercato.

Agenti AI come collaboratori

Le aziende stanno adottando agenti AI come strumenti di produttività, ma il loro ruolo non è chiaro. Gli agenti, come quelli di Skydive, si presentano come colleghi con nomi e avatar, ma non sono umani. Dhruv Amin, cofondatore di Anything, spiega che i suoi agenti vengono descritti come “coworkers” e non come chatbot o workflow. Questo approccio mira a creare un legame emotivo tra i dipendenti e gli agenti, anche se alcuni, come Christine Wendell, CEO di Pronto Housing, riconoscono che non si comportano come esseri umani.

Le aziende stanno solo iniziando a capire come gestire questi nuovi dipendenti. Julie Bedard ha notato che quando i manager vengono informati che un lavoro è stato completato da un dipendente AI, catturano il 18% in meno di errori rispetto a quando vengono avvisati che l’opera è stata svolta da un tool AI. Questo suggerisce che la distinzione tra strumento e collaboratore è cruciale.

Un futuro in cui l’AI è parte del lavoro

La diffusione degli agenti AI nel lavoro è in crescita, ma la loro integrazione richiede un modello completamente nuovo di interazioni. Gli agenti, come quelli di Skydive, si adattano ai comportamenti dei dipendenti e migliorano con il tempo, ma non sono soggetti alle stesse regole o dinamiche umane. La domanda rimane: sono veramente dei collaboratori? O semplicemente strumenti? Mentre le aziende si preparano a questa transizione, il futuro del lavoro sembra sempre più intersecato con l’intelligenza artificiale.

La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale e etica. Come ha scritto Henry Blodget, il fondatore di Business Insider, il rapporto con un collega AI potrebbe essere diverso da quello con un essere umano. La questione non è solo se gli agenti AI possano lavorare bene, ma se siano in grado di coesistere con i dipendenti umani senza alterare le dinamiche sociali e professionali. La società Lattice, guidata da Sarah Franklin, ha introdotto digital employees due anni fa, ma non intende incoraggiare i dipendenti a trattarli come esseri umani. Franklin vede l’anthropomorphizing come una strategia delle aziende tecnologiche per mantenere l’attenzione degli utenti, ma teme effetti negativi sulle dinamiche umane. Mentre i grandi colossi come Meta lanciano prodotti come Muse, l’adozione di agenti AI nel lavoro è ancora in fase iniziale, con molte domande rimaste senza risposta.

La crescita del mercato degli agenti AI è accompagnata da una crescente consapevolezza delle sfide che comportano. Gli agenti, disponibili 24/7 e in grado di fornire informazioni superumane, non sono però soggetti alle stesse regole di comportamento o alle stesse dinamiche umane. La loro natura non umana li rende unici, ma anche problematici. La domanda che rimane aperta è: come si gestirà questa nuova forma di collaborazione nel lavoro?