Alluvione in Nepal: 675 morti, 3mila dispersi e 5 miliardi per la ricostruzione

Alluvione in Nepal: 675 morti, 3mila dispersi e 5 miliardi per la ricostruzione

Immagini di alluvione in Nepal, persone in fuga, soccorritori in azione
Immagini di alluvione in Nepal, persone in fuga, soccorritori in azione

L’alluvione che ha colpito il confine tra Nepal e Tibet ha causato almeno 675 morti e oltre 3mila dispersi, con numeri che continuano a salire. Il bilancio delle vittime, in parte recuperate, è in continua evoluzione, mentre il governo nepalese ha stimato un costo di ricostruzione tra 4 e 5 miliardi di dollari. L’emergenza ha coinvolto aree estese, con centinaia di corpi recuperati e il rischio di una rapida decomposizione, complicando il riconoscimento delle vittime. Il ministero degli Esteri ha segnalato che sono state salvate oltre 4.450 persone, tra cui più di 187 cittadini stranieri, ma ne mancano ancora 420, tra cui tre italiani. La Cina ha registrato altri sette morti e 554 dispersi, con operazioni di soccorso interrotte a causa del rischio di nuove alluvioni.

Dispersi e operazioni di soccorso in atto

Dei 2.426 dispersi in Nepal, 933 sono lavoratori di progetti idroelettrici, un dato che sottolinea l’impatto su una popolazione che vive in aree a rischio. L’esercito sta cercando di raggiungere oltre 100 persone intrappolate nel tunnel dell’impianto Upper Trishuli 3B, nel distretto di Rasuwa, in un’operazione descritta come estremamente difficile e ad alto rischio. Gli accessi sono ostruiti da fango, massi e sedimenti trascinati dal fiume, e i soccorritori devono prima capire se e come sia possibile entrare. Una squadra indiana di 11 membri, composta da esperti di soccorso in galleria e personale medico, è invece già arrivata a Kathmandu.

Il governo ha mobilitato 15.224 membri delle forze di sicurezza per tutte le operazioni di soccorso e assistenza.

Il dramma dei tunnel potrebbe essere ancora più ampio, e Kathmandu ha chiesto aiuto a India e Cina. Il governo ha mobilitato sei tecnici cinesi, arrivati in elicottero nella zona di Trishuli per una prima ricognizione delle condizioni all’interno dell’impianto Upper Trishuli 3B. Altri specialisti cinesi sono in standby nell’area di confine e potrebbero essere inviati sul posto.

Emergenza sanitaria e richieste di aiuto

Il ministro degli Esteri Shisir Khanal ha spiegato che il Nepal dispone di capacità sanitarie e forensi limitate e ha chiesto frigoriferi, anche attraverso l’impiego di camion refrigerati, oltre a competenze per i test del Dna, necessari per identificare le vittime e restituirle alle famiglie. Centinaia di corpi sono stati recuperati a valle dopo essere rimasti a lungo nell’acqua e rischiano una rapida decomposizione, un problema enorme per il loro riconoscimento.

La Croce Rossa ha stimato che fino a 93.000 persone potrebbero essere state colpite dalla catastrofe.

Il Canada ha annunciato 5 milioni di dollari canadesi di aiuti umanitari, mentre l’Unione europea ha promesso 2 milioni di euro. La Cina si prepara inoltre a fornire 30 ponti Bailey per contribuire al ripristino dei collegamenti nelle aree colpite. L’emergenza continua a mettere a dura prova le risorse locali e la collaborazione internazionale appare cruciale per il recupero e la ricostruzione del Paese.