Anna Maria Borghetto, dopo 15 anni, il ricorso per il cognome accolto: ma la donna è morta nel 2013
Ricorso per aggiungere cognomi nobili accettato dopo 15 anni, ma la donna è deceduta nel 2013 a Castelfranco Veneto.

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Anna Maria Borghetto, una donna di Castelfranco Veneto, ha visto il suo ricorso per l’aggiunta di due cognomi nobili – Gheri Moro – accolto dopo 15 anni di attesa. Tuttavia, la donna è morta nel 2013, rendendo il verdetto del Consiglio di Stato un tragico epilogo. Il caso, descritto come kafkiano, ha visto un lungo percorso burocratico e giudiziario, con un cortocircuito che ha portato a una decisione emessa troppo tardi. La famiglia, attraverso il fratello Massimo Borghetto, ha scoperto solo recentemente la conclusione del procedimento, che ha riconosciuto la discendenza nobiliare della donna.
Un desiderio non realizzato
Anna Maria Borghetto aveva chiesto di aggiungere al proprio cognome “Gheri Moro”, basandosi sulla sua discendenza da una famiglia nobiliare veneziana. La sua richiesta, presentata nel 2010, è stata respinta inizialmente per mancanza di prove sufficienti. Tuttavia, la donna ha continuato a insistere, depositando documenti che attestavano la sua parentela con Elisabetta Moro, una nobildonna del XVIII secolo. Tra i documenti, erano presenti quattro testamenti risalenti al 1844, 1857, 1876 e 1887, nonché testimonianze di due sorelle della nobildonna.
La richiesta non era solo un desiderio personale, ma un legame con la storia familiare. La villa Ca’ Moro, che era la casa natale di sua madre Rosanna Gheri, era un simbolo di questa discendenza. Il prozio Bruno, fratello di suo nonno materno, era un pittore che si firmava “Gheri Moro” nei suoi quadri. La donna aveva seguito questa strada, anche se con un piccolo errore nella grafia, raddoppiando la “r” in “Gherri Moro”, come si era abituati a fare in Parigi.
Un processo a tratti kafkiano
Il procedimento ha seguito un percorso complesso e lungo, con rinvii e mancati riscontri. Il 28 giugno 2013, il Viminale ha chiesto al Consiglio di Stato di rigettare il ricorso, ma la donna era già in fase avanzata di malattia. Il 30 maggio 2014, la Sezione ha invitato il dicastero a trasmettere la relazione ministeriale alla ricorrente, ma nessuna risposta è arrivata. Anche dopo l’8 novembre 2023, quando i giudici hanno sollecitato nuovi adempimenti, non è stato ricevuto alcun riscontro.
Il verdetto, che ha accolto il ricorso, è arrivato troppo tardi. Anna Maria Borghetto è morta il 2 gennaio 2013, a 53 anni. Il fratello Massimo Borghetto, ex cestista e imprenditore, ha espresso sorpresa e tristezza nel scoprire che la sua sorella aveva seguito un percorso così lungo e complesso. «Non mi sarei mai aspettato una simile iniziativa da parte di mia sorella», ha detto, aggiungendo che la famiglia aveva sempre parlato di questa discendenza nobiliare. La famiglia, attraverso il fratello, ha scoperto solo recentemente la conclusione del procedimento. «Presumo che tutto finirà qui», ha detto Massimo Borghetto, aggiungendo che il cognome non gli importa particolarmente, ma è contento di apprendere che la sorella ha visto riconosciute le sue ragioni. Il caso di Anna Maria Borghetto rimane un esempio di come le questioni di identità e storia possano attraversare decenni, anche se a volte il tragico le vince.
