Aumento delle specie aliene invasive minaccia la biodiversità romana

Aumento delle specie aliene invasive minaccia la biodiversità romana, dati ISPRA e ODAF evidenziano rischio per ecosistemi e agricoltura.

Stormi di uccelli esotici si moltiplicano a Roma, danneggiando coltivazioni e creando disagi ai residenti
Stormi di uccelli esotici si moltiplicano a Roma, danneggiando coltivazioni e creando disagi ai residenti

La biodiversità della capitale italiana è sotto minaccia a causa dell’aumento delle specie aliene invasive, un fenomeno che ha raggiunto livelli preoccupanti negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in Italia sono state introdotte più di 3.800 specie esotiche, di cui 3.699 sono attualmente presenti nel territorio nazionale. Circa il 15% di queste specie è considerata invasive, con effetti devastanti sugli ecosistemi locali, sull’agricoltura e, in alcuni casi, sulla salute pubblica.

Un fenomeno in crescita con conseguenze reali

La globalizzazione e l’aumento dei viaggi hanno favorito la proliferazione di queste specie, che si adattano rapidamente all’ambiente e si moltiplicano in modo esponenziale. A Roma, un esempio emblematico è rappresentato dal parrocchetto dal collare, inizialmente raro negli anni ’90. Oggi, i suoi stormi si sono moltiplicati e possono danneggiare coltivazioni come quelle di mele e mandorli. Queste specie sono ottimizzate per cercare cibo e spesso rovinano più frutti di quanti ne consumano, spiega Paola Muraro, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (ODAF) di Roma e provincia.

La situazione è aggravata dall’inquinamento acustico generato da questi uccelli, creando disagi significativi per i residenti, specialmente in zone densamente popolate come quella vicino alla stazione della metropolitana di San Giovanni. Altre specie invasive, come l’usignolo del Giappone, stanno conquistando terreno nel nostro paese. Questa specie, probabilmente sfuggita dalla cattività, si è adattata perfettamente all’ambiente e sta crescendo in modo esponenziale. Le esperienze dall’estero, come quelle judiciali in Camargue, in Francia, mostrano che specie simili possono provocare gravi danni alla fauna nidificante, predando uova e pulcini di specie protette.

La prevenzione è la chiave per mitigare i danni

“Una volta che queste specie si sono stabilite in un nuovo ambiente, l’eradicazione diventa estremamente difficile, sia dal punto di vista tecnico che economico”, mette in guardia Muraro. Secondo le normative europee, è fondamentale non solo monitorare e perseguire la loro eradicazione, ma anche investire nella prevenzione delle nuove introduzioni. L’approccio preventivo è considerato il più efficace per evitare che situazioni già critiche diventino irrisolvibili. La gestione delle specie aliene rappresenta una sfida complessa che richiede la cooperazione di istituzioni, comunità scientifica e cittadini. Investire in programmi di monitoraggio e sensibilizzazione, lavorare a stretto contatto con le comunità locali e promuovere pratiche responsabili sono tutte misure necessarie per affrontare questa emergenza ecologica. È fondamentale evitare il rilascio irresponsabile di animali esotici, aggiunge Muraro. “Ogni rilascio può generare squilibri ecologici e problemi economici che possono durare decenni”. La preventiva corretta cultura ambientale è l’unico rimedio efficace contro il fenomeno delle specie esotiche invasive.