Capitali internazionali investono l’industria difensiva italiana

L’Italia si conferma un hub strategico per la difesa, con investimenti in aziende come Tekne, Deas e T-Defense.

Investimenti in aziende difensive italiane, come Tekne e T-Defense, segnano un boom di capitali internazionali
Investimenti in aziende difensive italiane, come Tekne e T-Defense, segnano un boom di capitali internazionali

La difesa italiana sta vivendo una fase di intensa mobilitazione di capitali, con tre operazioni significative in quarantotto ore che segnalano un interesse crescente da parte di investitori italiani, europei e americani. L’attenzione si concentra su aziende con competenze strategiche, come Tekne, Deas e T-Defense, che vengono acquisite da fondi di investimento e aziende di riferimento. Questi movimenti testimoniano un riconoscimento del valore tecnologico e industriale italiano, che si colloca tra i fornitori di riferimento per i grandi prime internazionali.

Investimenti in aziende di rango

Nuburu ha acquisito il 70% di Tekne, azienda abruzzese specializzata in scudi anti-drone e sistemi a impulso elettromagnetico. La società punta a farne l’hub industriale della propria piattaforma per i mercati NATO, con un piano di ricavi cumulati per 565 milioni di euro nel periodo 2026-2030. I sistemi di laser dazzling e le soluzioni Emp di Tekne si inseriscono in un mercato counter-UAS che le stime di settore valutano già oltre 4 miliardi di dollari, con una crescita a doppia cifra fino alla fine del decennio. Il veto imposto un anno fa dal golden power sulla stessa operazione ha finito per produrre un progetto industriale più solido e vincolante di quello iniziale. Giovanni Soccodato, managing director di Mbda Italia, ha sottolineato come gli strumenti di tutela degli asset strategici possano convivere con l’ingresso di nuovi investitori. “Sono tre operazioni importanti perché riguardano aziende con competenze rilevanti per la sicurezza e la difesa del Paese”, ha spiegato.

Un ecosistema di crescita

Cdp Equity ha acquisito l’85,5% di T-Defense, holding che raccoglie gli asset difesa scorporati da Tinexta. L’obiettivo è costruire una piattaforma di aggregazione vera e propria, con altre due operazioni già allo studio. L’azienda non entra in cybersicurezza nazionale e spazio per motivi contingenti, ma si concentra su Defence Tech, competenze che sviluppano e gestiscono tecnologie per la sicurezza cibernetica e lo spazio.

Deas, pur in un contesto reso più complesso dalle vicende giudiziarie della precedente proprietà, resta comunque un asset che un fondo italiano ritiene centrale nella cybersicurezza della pubblica amministrazione. L’azienda è stata integrata nella piattaforma con un management rinnovato. La combinazione tra capitale pubblico strategico e investimenti privati rappresenta, per Soccodato, uno degli elementi più significativi di questa fase. “Si comincia a mobilitare l’ingresso di capitale in aziende che hanno competenze strategiche dal punto di vista tecnologico o perché fanno parte della filiera dei grandi prime”, ha sottolineato Soccodato. “È importante perché offre una prospettiva di sviluppo, anche attraverso il capitale privato, alle piccole e medie imprese del settore che oggi hanno bisogno di crescere e scalare.”

Un modello di crescita industriale

Il caso di Magnaghi Aerospace, azienda napoletana leader nei carrelli di atterraggio, rappresenta un esempio di come il capitale internazionale possa scegliere aziende italiane per il loro valore industriale. L’azienda ha chiuso un finanziamento da 157 milioni di euro con JP Morgan, scartando offerte concorrenti di fondi di private equity. La direzione dell’iniziativa ha evidenziato l’importanza di “programmi di lungo periodo, presenza su piattaforme critiche e capacità industriali difficilmente replicabili”.

Investindustrial ha costruito un polo attorno a Officina Stellare, fondendola con Global Aerospace Technologies Group, arrivando alla stessa conclusione per una strada diversa. Andrea Bonomi ha scelto di mantenere il gruppo quotato su Euronext Growth Milan, scommettendo su un modello “alla americana”, dove la Borsa è il punto di partenza di una crescita industriale e non l’epilogo di un’operazione finanziaria. Questi movimenti segnano un cambiamento nella finanza globale della difesa, con investitori che vedono nell’industria italiana un fornitore di competenze irripetibili. L’Italia si conferma un luogo dove nascono e crescono aziende di rango da prime internazionali, con un sistema autorizzativo che garantisce l’ingresso di capitali compatibili con gli interessi nazionali.