Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi Cucchi

Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi dopo morte Stefano Cucchi

Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi Cucchi
Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi Cucchi

La Cassazione ha concluso il procedimento relativo ai depistaggi messi in atto dopo la morte di Stefano Cucchi, avvenuta a Roma nel settembre 2009. Dopo anni di dibattimenti e ricorsi, il tribunale di Roma ha reso definitiva la sentenza che ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino, mentre due carabinieri sono stati condannati e tre hanno visto cadere le accuse per prescrizione. La sentenza, che chiude un filone giudiziario complesso, ha riconosciuto la mancanza di prove sufficienti per condannare il colonnello Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione e era stato condannato in appello a un anno e tre mesi.

Assoluzione per mancanza di prove

La Cassazione ha accolto la richiesta di assoluzione del colonnello Sabatino, dichiarando che “il fatto non sussiste”. I giudici hanno sottolineato che le accuse contro di lui non erano supportate da elementi sufficienti a dimostrare un comportamento doloso o colpevole. Al contrario, hanno evidenziato una serie di anomalie nella ricostruzione delle condizioni di salute di Stefano Cucchi, che hanno portato a una “realtà di comodo” voluta da parte dei carabinieri comandati da generale Alessandro Casarsa.

Secondo le motivazioni della sentenza, la catena di comando dei carabinieri ha creato una “realtà di comodo” per giustificare la morte di Stefano Cucchi. I giudici hanno sottolineato che le annotazioni incriminate non hanno dimostrato un intento di depistaggio, ma piuttosto una volontà di presentare una versione della verità che avrebbe orientato gli inquirenti verso soggetti diversi dai carabinieri. La sentenza ha anche sottolineato come le condizioni di salute di Cucchi fossero state interpretate in modo incoerente, con dettagli falsi o non confermati.

Due condanne, tre prescrizioni e tre assoluzioni

Due carabinieri, Francesco Di Sano e Luca De Cianni, sono stati condannati a rispettive pene di 10 mesi e 2 anni e 6 mesi. Altri cinque imputati, tra cui il generale Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, hanno visto cadere le accuse grazie alla prescrizione. Gli assolti in appello, invece, sono stati Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata. In primo grado, tutti gli otto carabinieri imputati erano stati condannati, ma la sentenza di appello ha modificato il quadro, mettendo in luce la mancanza di prove decisive.

La verità di comodo

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno sottolineato come la catena di comando dei carabinieri abbia creato una “realtà di comodo” per giustificare la morte di Stefano Cucchi. Hanno sottolineato che le annotazioni incriminate non hanno dimostrato un intento di depistaggio, ma piuttosto una volontà di presentare una versione della verità che avrebbe orientato gli inquirenti verso soggetti diversi dai carabinieri. La sentenza ha anche sottolineato come le condizioni di salute di Cucchi fossero state interpretate in modo incoerente, con dettagli falsi o non confermati.

Il commento di Ilaria Cucchi

La sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, ha espresso soddisfazione per il risultato, ma ha ribadito la sua convinzione che tutti i protagonisti del caso siano responsabili del dolore e dei processi a vuoto. “Attendo di leggere le motivazioni per comprendere le ragioni di un annullamento senza rinvio che mi risulta essere non così frequente”, ha detto. “Quello che mi aspetto è che a nessuna di queste persone sia mai più consentito di indossare una divisa né tanto meno di fare carriera. Questo risultato è merito della Procura di Roma e per questo il mio ringraziamento va al pubblico ministero Giovanni Musarò e al procuratore generale Tomaso Epidendio.”

  • Stefano Cucchi deceduto a Roma nel 2009
  • Depistaggi accusati dopo la sua morte
  • Cassazione assolve colonnello Sabatino
  • Due condanne, tre prescrizioni e tre assoluzioni