Cassazione assolve il colonnello Sabatino per depistaggi su Stefano Cucchi

La Cassazione assolve il colonnello Sabatino per depistaggi su Stefano Cucchi, dopo 16 anni di battaglie. La sentenza riconosce falsi e depistaggi definitivamente.

La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello dei carabinieri Lorenzo Sabatino, chiudendo definitivamente il procedimento che lo vedeva coinvolto nell’inchiesta sui depistaggi collegati alla morte di Stefano Cucchi. La decisione, arrivata dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, ha riconosciuto come definitivi i falsi e i depistaggi che la famiglia Cucchi aveva denunciato fin dall’inizio. La sentenza ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del colonnello, condividendo la posizione della procura generale, che aveva sostenuto l’assoluzione per mancanza di configurazione del reato.

La storia di Stefano Cucchi e i depistaggi

Stefano Cucchi, geometra romano di 31 anni, morì il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, una settimana dopo essere stato arrestato. Nei precedenti gradi di giudizio, Sabatino era stato condannato a un anno e tre mesi di reclusione per depistaggio. Nel processo erano coinvolti anche altri militari dell’Arma, accusati di reati come falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia, legati alla gestione delle informazioni successive all’arresto e alla morte di Cucchi.

La famiglia ha espresso un senso di sollievo e dolore dopo anni di battaglie. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha scritto su Facebook: “Si chiude un capitolo. Dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi.”

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del colonnello, condividendo la linea della procura generale. Quest’ultima aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della condanna pronunciata in appello, sostenendo che i fatti contestati non configurassero un reato. Secondo il procuratore generale, la decisione della Corte d’Appello presentava criticità nelle motivazioni ed era caratterizzata da passaggi giudicati incoerenti. Proprio per questo era stata definita “contraddittoria e illogica”, valutazione che i giudici della Cassazione hanno ritenuto fondata arrivando all’assoluzione definitiva del militare.

Le posizioni degli altri imputati sono state diverse. I ricorsi presentati da Francesco Di Siano e Luca De Cian sono stati respinti: restano confermate le condanne rispettivamente a dieci mesi e a due anni e mezzo di reclusione. La Cassazione ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi di Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. Per questi ultimi, già nei precedenti gradi di giudizio, la Corte d’Appello aveva riconosciuto che i reati contestati erano ormai prescritti.

La famiglia Cucchi ha espresso anche un ringraziamento al Pubblico ministero Giovanni Musarò e al Procuratore generale Tomaso Epidendio, che hanno contribuito al risultato. “Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire. È la nostra vittoria contro l’arroganza del potere. E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare.”