Cassazione conferma condanne per la famiglia Ciontoli nell’omicidio di Marco Vannini
Cassazione conferma condanne per la famiglia Ciontoli nell’omicidio di Marco Vannini.

La Cassazione ha confermato le condanne per la famiglia Ciontoli nell’omicidio di Marco Vannini, morto nella casa della sua fidanzata a Ladispoli il 18 maggio 2015. La quinta sezione penale ha accolto la sentenza d’appello bis del 30 settembre 2020, che aveva condannato Antonio Ciontoli a 14 anni di reclusione per omicidio con dolo eventuale, e i membri della sua famiglia, compresa la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico, a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo. La sentenza, resa definitiva, chiude una lunga vicenda giudiziaria che aveva visto la famiglia Ciontoli impugnare più volte le decisioni dei tribunali.
La difesa aveva contestato la logica della sentenza
L’avvocato Gian Domenico Caiazza aveva sostenuto che la sentenza d’appello bis fosse “disseminata di insensatezze argomentative”. Secondo il legale, la condanna per omicidio volontario implicava un’adesione alla possibilità dell’evento morte, un atteggiamento psicologico incompatibile con l’azione di chiamare i soccorsi. Inoltre, il difensore ha fatto riferimento alle “anomalie delle ferite” sul corpo di Marco Vannini, sostenendo che i Ciontoli non potevano immaginare la sua morte. Per quanto riguarda i due ragazzi, Martina e Federico, il legale ha sottolineato che “concorrerebbero anche se la sentenza ha riconosciuto che non si sono raffigurati l’evento morte”.
La famiglia del ragazzo ha accolto la sentenza con gioia e applausi. La madre, Marina, ha espresso soddisfazione per la giustizia fatta, mentre il padre Valerio ha annunciato di regalare un mazzo di fiori a Marco, come promesso. La sentenza chiude un caso che ha visto la famiglia Ciontoli combattere per sei anni, con la speranza che la giustizia fosse fatta.
La sentenza della Cassazione è stata accettata
La procura generale aveva chiesto di confermare le condanne, e la sostituta pg Olga Mignolo ha ritenuto il ricorso di Antonio Ciontoli non ammissibile. I ricorsi della moglie e dei figli sono stati rigettati, nonostante l’accusa avesse formulato un’ipotesi di attenuazione della pena. La Cassazione ha riconosciuto che tutti i membri della famiglia avevano tenuto condotte omissive e reticenti, contribuendo al decesso di Marco Vannini.
Marco Vannini, 20 anni, è morto con un foro di pistola al petto nel bagno della casa della sua fidanzata, Martina Ciontoli. Secondo gli imputati, l’unica persona che poteva mettere in crisi la ricostruzione di Antonio Ciontoli era proprio Marco, e per loro era “preferibile alla sua sopravvivenza”. La difesa aveva sostenuto che la sentenza fosse illogica e non rispettasse i fatti, ma la Cassazione ha confermato le condanne, chiudendo definitivamente il caso.
La sentenza ha riconosciuto l’omissione e la reticenza della famiglia Ciontoli. La sentenza, resa definitiva, conferma che la giustizia è stata fatta, anche se la famiglia Ciontoli aveva continuato a contestare le decisioni dei tribunali. La vicenda, lunga e complessa, ha visto la famiglia del ragazzo combattere per sei anni, con la speranza che la giustizia fosse fatta.
La Cassazione ha confermato le condanne per la famiglia Ciontoli nell’omicidio di Marco Vannini, chiudendo una lunga vicenda giudiziaria. La sentenza, resa definitiva, ha accolto la sentenza d’appello bis del 30 settembre 2020, che aveva condannato Antonio Ciontoli a 14 anni di reclusione per omicidio con dolo eventuale, e i membri della sua famiglia a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo. La famiglia del ragazzo, visibilmente commossa, ha accolto la sentenza con applausi e urla di gioia in aula.
