Cattolici e evangelici insieme: “Strappare le madri ai figli tradisce la Scrittura”

Cattolici e evangelici si uniscono per denunciare espulsioni e chiedere riforma migratoria negli Usa.

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, cattolici e evangelici si sono uniti in una dichiarazione comune sull’immigrazione, denunciando l’espulsione di famiglie e chiedendo un cambiamento radicale nella politica migratoria. La dichiarazione, firmata da mons. Brendan Cahill e dal pastore Walter Kim, si basa su tre verità della Scrittura e richiede al Congresso percorsi di regolarizzazione per chi vive da anni nel Paese. Circa un credente su dodici, negli Stati Uniti, rischia di perdere lo status legale o vive sotto lo stesso tetto di qualcuno che corre questo rischio. La “grande maggioranza” di chi oggi è soggetto a detenzione ed espulsione è cattolica o evangelica.

Unità tra tradizioni religiose per difendere la dignità

La dichiarazione, intitolata A Call for Christian Compassion and Wisdom in the Immigration Debate, si concentra sulla dignità della persona, la famiglia e i compiti dello Stato. I firmatari ricordano che la dignità di ogni individuo, prima ancora di essere immigrato o nativo, è creazione di Dio e non può essere cancellata da alcun potere terreno. Da Rut la moabita fino a oggi, gli immigrati “possono portare rinnovamento” alle comunità che li accolgono, e per questo deplorano gli approcci che mettono i cittadini contro i non cittadini.

La seconda verità della Scrittura è la famiglia, istituzione umana fondamentale da tutelare “nella legge e nella prassi”. La terza riconosce allo Stato il compito di garantire confini sicuri e politiche migratorie “ragionevoli”. I firmatari esprimono gratitudine alle forze dell’ordine, i cui agenti “portano anch’essi l’immagine di Dio” e spesso avvertono il peso di una “ferita morale” quando dovere e coscienza entrano in conflitto.

Controlli mirati e limiti alla detenzione

La dichiarazione chiede al Congresso di intervenire per creare percorsi legali sicuri ed efficienti per lavoratori, familiari e richiedenti protezione. Tre sono le direttrici indicate: controlli mirati, proporzionati e umani, nel rispetto del giusto processo, limiti rigorosi alla detenzione degli immigrati non violenti, soprattutto bambini e famiglie, e percorsi legali accessibili. Strappare una madre ai figli significa creare proprio le vedove e gli orfani che la Scrittura ci comanda di difendere. I canali legali per ottenere la residenza permanente sono “estremamente limitati e fuori dalla portata dei più”, e “solo il Congresso” ha il potere di intervenire. La maggioranza di cattolici ed evangelici, ricordano i firmatari, sostiene una riforma che offra ai residenti di lunga data opportunità concrete di regolarizzazione. A ogni detenuto vanno garantite l’assistenza legale e quella dei cappellani, compresa la partecipazione ai sacramenti.

Nel 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza, il testo richiama il motto e pluribus unum e i versi di Emma Lazarus incisi sulla Statua della Libertà, e invita le congregazioni locali ad aprire spazi di formazione e dialogo sull’immigrazione. “Ciò che rende unica questa dichiarazione non è il contenuto, radicato in secoli di insegnamento e tradizione cristiana che abbiamo già affermato separatamente, ma la chiara unità che esiste tra noi in questo momento”, spiegano mons. Cahill e il pastore Kim, copresidenti dell’Evangelical-Catholic Dialogue on Immigration (Ecdi), avviato nel marzo 2026 con cinque membri evangelici e cinque cattolici.

Il testo si chiude con un’invocazione: “Il Signore faccia di noi un popolo così, per un tempo come questo: capace di accogliere come siamo stati accolti e di amare come siamo stati amati per primi”. La dichiarazione rappresenta un momento di unità raro nella storia religiosa americana, in un momento di forte aumento di fermi ed espulsioni, dopo che il governo federale ha revocato le protezioni legali a diversi gruppi di immigrati.