La Cina lancia quasi quattro modelli al giorno, ma il caos si diffonde in Italia
La Cina lancia quasi quattro modelli al giorno, ma il caos si diffonde in Italia.

Nel primo semestre del 2026, i costruttori cinesi hanno lanciato oltre 500 nuovi modelli, quasi quattro al giorno, trasformando il più grande mercato automobilistico del mondo in un campo di battaglia. La sovrapproduzione ha ridotto i margini del settore a circa il 3,4%, spingendo diversi marchi in perdita e costringendo i regolatori a intervenire. L’effetto si sente anche in Italia, dove la quota dei marchi cinesi nel mercato cresce verso il 13-14%, ma il rischio di trovare un costruttore uscito dal mercato aumenta. La guerra dei prezzi, alimentata da una offerta di auto molto simili tra loro, ha portato listini spesso sotto i 30.000 euro, con effetti su garanzia, ricambi e valore dell’usato.
Un ritmo di lancio senza precedenti
La Cina ha registrato un numero record di modelli nuovi nel 2026, con oltre 500 lanci nei primi sei mesi, quasi quattro al giorno. Il ritmo, definito “completamente folle” da un dirigente di BYD, ha reso il mercato interno saturo e ha spinto i costruttori a cercare nuovi mercati. L’export verso l’Europa, in particolare, è diventato una via di fuga per i produttori che non riescono a vendere in patria. La domanda interna è debole, i margini sono schiacciati e la concorrenza è feroce. Il risultato è un’offerta di auto molto simili tra loro, con una guerra dei prezzi che ha ridotto i margini del settore ai minimi storici.
La sovrapproduzione ha portato a un calo del 20% delle vendite al dettaglio in Cina, con marchi come WM Motor e HiPhi che hanno già uscito di scena. Oltre cento costruttori sono ancora in campo, ma la pressione è tale che molti non riescono a sopravvivere. Il governo cinese ha reagito, rendendo illegale la vendita sottocosto e imponendo tempi certi di pagamento ai fornitori. Inoltre, ha introdotto permessi di esportazione per le auto elettriche, per gestire in modo più ordinato l’ondata di export.
Il caos cinese arriva in Italia
La crescita dei marchi cinesi in Italia è in aumento, con una quota che si avvicina al 13-14%. Tuttavia, il rischio è che chi compra da un marchio nuovo si trovi con un costruttore uscito dal mercato, con conseguenze su garanzia, ricambi e valore dell’usato. La concorrenza spinge i prezzi verso il basso, con modelli spesso sotto i 30.000 euro, ma il rischio è che alcuni marchi, come WM Motor e HiPhi, possano uscire di scena, con conseguenze per i clienti.
Per questo, si consiglia di privilegiare i marchi cinesi già presenti in Italia con una rete e una storia alle spalle, piuttosto che le meteore che rischiano di sparire. La Cina non è più solo un produttore, ma un’entità globale che influenza i mercati internazionali. L’Italia, con una quota di mercato dei marchi cinesi che cresce verso il 13-14%, è uno dei bersagli principali. La concorrenza spinge i prezzi verso il basso, con modelli spesso sotto i 30.000 euro, ma il rischio è che alcuni marchi, come WM Motor e HiPhi, possano uscire di scena, con conseguenze per i clienti.
La sovrapproduzione ha ridotto i margini del settore a circa il 3,4%
La concorrenza spinge i prezzi verso il basso, con modelli spesso sotto i 30.000 euro
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