Confermata condanna a Maria Angioni per false informazioni su Denise Pipitone

Corte d’appello conferma condanna a Maria Angioni per false informazioni su scomparsa Denise Pipitone

La corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a un anno di carcere, con pena sospesa, emessa in primo grado nei confronti di Maria Angioni, l’ex pm che indagò sulla scomparsa di Denise Pipitone. La sentenza, emessa il 12 marzo 2025, non ha modificato la pena già stabilita, sottolineando l’importanza delle dichiarazioni dell’ex magistrata sarda, accusata di aver fornito false informazioni al pubblico ministero. L’episodio risale alla scomparsa della bambina da Mazara del Vallo nel settembre 2004, un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha acceso dibattiti su correttezza e trasparenza nel sistema giudiziario.

False informazioni e accuse di depistaggio

La Procura di Marsala aveva contestato a Maria Angioni l’aver fabbricato un «castello di menzogne» sul rapimento della bambina e di aver infangato con dolo l’operato della polizia, accusata dall’imputata di depistaggio. Durante la requisitoria al processo di primo grado, il pm Roberto Piscitello aveva sottolineato come l’ex collega avesse «con malafede, calunniando il commissariato di Mazara del Vallo, mostrato assoluto spregio della giustizia». L’accusa si basava su dichiarazioni dell’ex pm, ritenute da alcuni «farneticanti», che avrebbero cercato di allontanare sospetti sulla sua incapacità professionale, visto che era lei stessa a coordinare l’inchiesta.

Due dichiarazioni al centro del processo

Al centro del processo due dichiarazioni dell’ex pm: la prima riguardava la disattivazione di una telecamera, a detta dell’imputata, che avrebbe potuto portare elementi utili alle indagini sulla scomparsa di Denise Pipitone. Secondo l’accusa, la decisione sarebbe stata presa in sua assenza, ma gli inquirenti hanno scoperto che la telecamera era stata attivata su richiesta esplicita della polizia e disattivata su decisione della Procura, ufficio dell’Angioni, nel 2005. La seconda dichiarazione riguardava l’accusa di fughe di notizie, con la quale l’ex pm aveva raccontato di aver deciso di sospendere l’ascolto delle intercettazioni agli agenti del commissariato di Mazara, per non fidarsi di loro. Dalle indagini è emerso che proprio Maria Angioni aveva restituito l’incarico di ascoltare le intercettazioni alla polizia, una condotta considerata poco coerente con la scoperta di fughe di notizie.

La sentenza della corte d’appello ha confermato la condanna, sottolineando l’importanza di una corretta gestione delle informazioni e della trasparenza nel processo giudiziario. La condanna a Maria Angioni rappresenta un ulteriore passo nella ricostruzione di un caso che ha segnato la vita di una famiglia. Le dichiarazioni dell’ex pm sono state ritenute false e hanno influenzato negativamente l’indagine. L’episodio rimane un caso emblematico di come le dichiarazioni di un magistrato possano influenzare l’andamento di un’indagine, anche se non sempre in modo positivo.

  • Confermata condanna a Maria Angioni per false informazioni
  • La sentenza è stata emessa il 12 marzo 2025
  • La pena è sospesa e non è stata modificata
  • Le dichiarazioni dell’ex pm sono state ritenute false