Conte sul caso Roggero: “Sciacallaggio, no al Far West”

Conte critica il governo per strumentalizzazione nel caso Roggero e denuncia l’abbandono di famiglie e imprese. Difende lo stato di diritto contro la giustizia fai da te.

Giuseppe Conte durante un intervento politico, espressione seria, gesto di protesta
Giuseppe Conte durante un intervento politico, espressione seria, gesto di protesta

Giuseppe Conte accusa la destra di fare “sciacallaggio” politico sul caso del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di una persona. L’ex presidente del Consiglio denuncia l’uso strumentale della vicenda giudiziaria mentre il governo, a suo dire, avrebbe fallito su questioni ben più rilevanti per i cittadini.

Nell’intervento riportato da diverse testate, Conte mira direttamente al governo centrale, affermando che la coalizione di centrodestra concentra gli sforzi su battaglie ideologiche e legislative invece di affrontare i veri problemi della popolazione. Il leader pentastellato contrappone alla retorica governativa sui temi della sicurezza l’abbandono concreto di famiglie e imprese alle prese con il caro vita, evidenziando una disconnessione tra le priorità del governo e le necessità reali degli italiani.

La difesa dello stato di diritto

Al centro della critica di Conte c’è la rivendicazione di un principio fondamentale: la necessità di preservare una civiltà del diritto contro la tentazione della giustizia fai da te. L’ex premier non accetta che il dibattito pubblico su una sentenza definitiva diventi strumento di lotta politica tra maggioranza e opposizione, interpretando questa dinamica come un sintomo di deriva istituzionale.

Il richiamo alla distinzione tra ordine giuridico e illegalità mascherata da ordine pubblico rappresenta una posizione classica della cultura democratica italiana. Conte sottolinea come la semplificazione del dibattito su casi penali, da parte della politica, rischi di corrodere le fondamenta dello stato di diritto, trasformando processi e condanne in occasioni di competizione partitica.

Critica alla gestione governativa e alle riforme proposte

Sempre secondo quanto riportato, Conte non limita la sua contestazione al singolo caso Roggero, ma la inquadra in una strategia politica più ampia. Il governo, nella visione dell’ex presidente, starebbe perseguendo una “riforma elettorale del tutto incostituzionale” e concentrando risorse sul riarmo anziché su politiche sociali ed economiche immediate. L’accusa principale è di aver abbandonato famiglie e imprese a loro stesse davanti alla crisi del costo della vita.

Questa lettura muove dalla premessa che esistono priorità gerarchiche nella gestione dello Stato: da un lato le urgenze concrete dei cittadini, dall’altro l’agenda istituzionale e militare della maggioranza. Secondo Conte, la giustapposizione di questi due ordini di priorità svela una perdita di contatto tra le istituzioni e i bisogni reali della popolazione.

L’ex premier inserisce il caso Roggero in questo quadro più vasto come esempio di opportunismo politico: mentre il governo utilizza una condanna penale a fini di comunicazione e di costruzione di una narrazione sulla sicurezza, tralascerebbe le misure concrete e ordinarie che potrebbero effettivamente migliorare la qualità della vita economica degli italiani.

La difesa della “civiltà del diritto” rappresenta inoltre una risposta alla tentazione populista di trasformare processi e sentenze in spettacoli mediatici. Conte si posiziona come custode di una legalità procedurale, conscio che l’erosione dei principi democratici passa spesso attraverso piccole compromissioni sulla separazione tra politica e giustizia, tra retorica pubblica e amministrazione del diritto.

L’intervento non propone soluzioni alternative specifiche sul caso o sulla sicurezza, ma intende collocare il dibattito su un piano diverso: quello della coerenza istituzionale e della responsabilità verso l’elettorato. In questa prospettiva, la critica di Conte rivela la frattura che vede tra il modo in cui il governo comunica le proprie azioni e quello in cui effettivamente governa, secondo l’interpretazione dell’opposizione pentastellata.