Denise Pipitone, il padre legale Tony chiede di riaprire il caso: nuove circostanze dopo 3 anni dall’ultima archiviazione

Il padre legale di Denise Pipitone chiede di riaprire l’indagine sulla scomparsa della bambina dopo nuove circostanze emerse.

Denise Pipitone, il padre legale Tony chiede di riaprire il caso: nuove circostanze dopo 3 anni dall'ultima archiviazione
Denise Pipitone, il padre legale Tony chiede di riaprire il caso: nuove circostanze dopo…

Denise Pipitone, la bimba sparita nel nulla a Mazara del Vallo il 1 settembre 2004, continua a suscitare interesse e preoccupazione. Il padre legale della piccola, Tony Pipitone, ha presentato una richiesta di riapertura dell’indagine, a tre anni dall’ultima archiviazione disposta dal giudice delle indagini preliminari. L’istanza, avanzata in seguito a nuove circostanze, potrebbe segnare un ulteriore passo nella ricerca della verità su una scomparsa che ha scosso l’opinione pubblica e i familiari della bambina. La richiesta, però, non ha ancora ricevuto una risposta formale da parte della Procura.

Un caso di cronaca senza risposte

La scomparsa di Denise ha visto numerose ipotesi e accuse, ma nessuna conclusione definitiva. Dopo anni di indagini, la ragazza Jessica Pulizzi, figlia di Anna Corona e Pietro Pulizzi, fu inizialmente accusata di aver rapito la bambina per ritorsione. Tuttavia, dopo un lungo processo, fu assolta con sentenza definitiva. Nel 2021, l’indagine fu nuovamente riaperta, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Anna Corona e Giuseppe Della Chiave, insieme a una coppia di romani che aveva fornito false testimonianze. La Procura, dopo mesi di accertamenti, chiese l’archiviazione della coppia, che ammise di aver mentito.

La Procura ha accolto la richiesta di archiviazione, sottolineando che non è dato immaginare come potrebbe essere formulato un capo di imputazione nei confronti di Anna Corona. Il giudice delle indagini preliminari ha espresso un parere in cui ha sottolineato che «un colpevole a tutti i costi, a prescindere dalla verità non servire a nessuno». Secondo il giudice, dalle «indagini lunghe e incredibilmente vaste» della Procura non sono emersi elementi sufficienti a sostenere un’accusa in giudizio.

Le cimici trovate in casa e il ritorno del caso

Un nuovo colpo di scena è arrivato a maggio di quest’anno, quando Piera Maggio, madre di Denise, ha scoperto delle cimici in casa durante dei lavori di manutenzione. Le cimici, trovate nel garage e nell’androne, erano ancora collegate alla corrente e non si sa se qualcuno fosse all’ascolto. La Procura ha convalidato il sequestro delle cimici e sta cercando di capirne la provenienza. Questo fatto ha riportato l’attenzione sul caso, con il padre legale di Denise, Tony Pipitone, che ha chiesto di riaprire l’indagine, sottolineando che le circostanze inedite potrebbero essere decisive per una nuova indagine.

La Procura non ha ancora risposto all’istanza di riapertura, quindi c’è un segreto istruttorio. L’avvocata Luisa Calamia, legale di Tony Pipitone, ha commentato: «Non posso dire se ci sono elementi nuovi perché la Procura non ha ancora provveduto sulla nostra istanza». L’istanza, comunque, fa presupporre che ci siano nuovi elementi sul caso, necessari per una riapertura dell’inchiesta. La legge richiede infatti la novità come condizione per un nuovo procedimento.

Il caso, nonostante anni di indagini, non ha ancora trovato una risposta definitiva. La scomparsa di Denise è uno dei casi di cronaca più oscuri degli ultimi anni. La piccola venne rapita mentre giocava sotto casa della nonna. Il sequestro fu velocissimo e commesso da chi, probabilmente, sapeva dove trovarla e la conosceva. La scomparsa fu inizialmente attribuita a Jessica Pulizzi, ma la sua assoluzione fu definitiva. Nel 2021, l’indagine fu nuovamente riaperta, con l’iscrizione nel registro degli indagati di Anna Corona e Giuseppe Della Chiave, insieme a una coppia di romani che aveva fornito false testimonianze.

La Procura, dopo mesi di accertamenti, chiese l’archiviazione della coppia, che ammise di aver mentito. Il giudice delle indagini preliminari accolse la richiesta, scrivendo che «un colpevole a tutti i costi, a prescindere dalla verità non servire a nessuno». Secondo il giudice, dalle «indagini lunghe e incredibilmente vaste» della Procura non sono emersi elementi sufficienti a sostenere un’accusa in giudizio. L’istanza di riapertura, quindi, potrebbe rappresentare un ulteriore tentativo di chiarire un caso che, nonostante anni di indagini, non ha ancora trovato una risposta definitiva.