Il detenuto Cesare Dromì: «Ho picchiato Turetta per quello che ha fatto a Giulia Cecchettin»
Detenuto confessa di aver picchiato Filippo Turetta in carcere, ma smentisce motivi di trasferimento

Cesare Dromì, un detenuto con un passato per omicidio, tentato omicidio e rapina, ha ammesso di aver picchiato Filippo Turetta in carcere. L’episodio, avvenuto nella sezione in cui si trovava Turetta, è stato ricostruito dalla Penitenziaria. Dromì ha spiegato di aver fatto di tutto per evitare di incontrare il detenuto, rimanendo chiuso nella sua cella. L’incontro è avvenuto casualmente, e in un momento di raptus, Dromì ha sferrato un pugno in faccia a Turetta. L’uomo ha espresso vergogna per il gesto e ha sottolineato di aver perso molte opportunità in carcere a causa dell’incidente.
Un gesto di violenza e una confessione sincera
Dromì, attraverso la sua legale, ha smentito l’ipotesi che il gesto fosse motivato da un desiderio di trasferimento. «Non ci sono altri motivi per il mio gesto, anche perché così facendo mi sono rovinato», ha detto. A Montorio aveva una situazione favorevole, con una cella singola, partecipazione a attività e accesso a servizi. Ora, dopo l’incidente, ha perso tutti quei vantaggi. Dromì ha anche chiesto umilmente perdono ai genitori di Turetta, che non hanno nessuna colpa.
La violenza non è mai una soluzione. Dromì ha espresso rimorso per il gesto e ha cercato di ricomporre la situazione, ma il suo comportamento resta un episodio di violenza che ha avuto conseguenze significative. La sua legale, Alessandra Bisighini, ha respinto ogni forma di violenza e ha sottolineato che il suo assistito ha voluto porgere scuse.
Precedenti penali e legami con la criminalità organizzata
Dromì ha una storia penale complessa. Nel 2011 è stato arrestato a Stanghella per omicidio, tentato omicidio e rapina. Era un latitante e trascorreva la maggior parte del tempo in Romania, tornando in Italia solo per visitare la famiglia a Bovolone. In passato aveva anche dei collegamenti con le cosche Sergi e Pesce della ‘ndrangheta. Ora, dopo anni in carcere, si trova in una nuova fase, al penitenziario di Treviso.
Le fonti interne avevano ipotizzato debiti con altri detenuti. Tuttavia, Dromì ha smentito questa ipotesi, affermando di non avere debiti con nessuno. Nonostante le ipotesi, Dromì ha mantenuto la sua versione, sottolineando che il gesto non era motivato da alcun interesse personale.
La situazione rimane complessa, con una serie di fatti verificati e dichiarazioni che devono essere valutate con attenzione. Il detenuto ha espresso rimorso e ha cercato di ricomporre la situazione, ma il suo gesto resta un episodio di violenza che ha avuto conseguenze significative nella sua vita in carcere.
