Elisa Claps, 30 anni di silenzio e proteste tra famiglia e Diocesi
La famiglia di Elisa Claps chiede verità dopo 30 anni di silenzio e proteste contro la Diocesi.

La famiglia di Elisa Claps, la ragazza uccisa 30 anni fa nella chiesa della Santissima Trinità di Potenza, continua a chiedere verità e giustizia. Dopo anni di battaglie per far riconoscere la colpevolezza di Danilo Restivo, l’assassino, la famiglia non ha smesso di cercare la verità, anche dopo la riapertura della chiesa al culto. Lo scorso 5 novembre, in occasione della prima messa celebrata alla chiesa, centinaia di persone hanno partecipato a un presidio organizzato da “Libera” per protestare contro la decisione della Diocesi di riaprire il luogo come luogo di preghiera e celebrazioni religiose.
La protesta e le accuse alla Diocesi
La famiglia Claps ha sempre chiesto alla Chiesa locale di fare luce sui silenzi e sulle complicità che si sono consumati negli ultimi 17 anni. Lo ha ribadito anche in una lettera inviata a Papa Francesco. La chiesa, ristrutturata e riaperta ad agosto, è diventata un luogo di riflessione e preghiera silenziosa. Dal 2 novembre, invece, sono iniziate le celebrazioni religiose, con la prima messa presieduta dall’arcivescovo Salvatore Ligorio, che a breve lascerà il suo incarico per raggiunto il limite di età di 75 anni.
La protesta, però, ha suscitato reazioni forti da parte della Diocesi. L’Arcidiocesi di Potenza ha espresso «profondo rammarico e sconcerto per quanto accaduto» davanti alla chiesa. La libertà di manifestazione del pensiero, ha sottolineato l’ufficio per le comunicazioni sociali, non può mai trasmodare in offese, ingiurie o atti di sopraffazione. La funzione religiosa è stata disturbata da urla, canti e musiche ad alto volume, nonostante le dichiarazioni degli organizzatori di voler mantenere un silenzio religioso. La Chiesa ha stigmatizzato comportamenti di odio, violenza verbale e derisione, non tollerando ulteriori atteggiamenti che mettono in discussione i diritti costituzionali.
Una manifestazione per ricordare Elisa
Oggi, a partire dalle ore 9.30, a Potenza la consulta studentesca organizza la manifestazione «Tutti per Elisa», un corteo per ricordare la studentessa potentina uccisa 30 anni fa. L’iniziativa, con partenza in piazza Zara, toccherà alcune tappe, come la casa di Elisa e la piazza Mario Pagano, prima di concludersi davanti alla chiesa della Santissima Trinità, riaperta al culto e alle celebrazioni religiose il 2 novembre scorso.
La comunità studentesca sottolinea il valore dell’iniziativa come «ricordo della giovane potentina Elisa Claps, tragicamente scomparsa lo scorso 12 settembre 1993 a Potenza e mai più tornata a casa». Gli studenti, però, ritengono che Potenza non possa disunirsi nell’importante azione di contrasto ai silenzi e ai femminicidi. «Non è con un ulteriore ricorso alla violenza o in presenza di dinamiche conflittuali che onoreremo maggiormente la memoria della giovane Elisa», hanno comunicato gli organizzatori. L’invito è ad «una grande prova di maturità e solidarietà, ad un’occasione unitaria di ricordo e riflessione che ci veda tutti dalla stessa parte».
La famiglia Claps, presente al presidio, ha accolto positivamente la folta partecipazione come testimonianza di affetto per Elisa e vicinanza alla famiglia. La protesta, però, rimane un segno di un gelo che non si è ancora spento tra la famiglia e la Diocesi, anche dopo 30 anni. Non smetteremo di cercare la verità, ha detto Gildo Claps, presente al presidio, rafforzando l’impegno della famiglia per la verità e la giustizia.
La situazione, tuttavia, non si limita al presidio del 5 novembre. La famiglia Claps, infatti, ha sempre contestato la riapertura della chiesa al culto, visto che il luogo è associato al dramma della sua scomparsa. La chiesa è un luogo della memoria, non un luogo di preghiera, ha sottolineato la famiglia, che continua a chiedere una risposta completa e trasparente da parte della Diocesi.
