Il fallimento israeliano del 7 ottobre: analisi e teorie cospirazioniste

L’analisi del fallimento israeliano del 7 ottobre e la diffusione di teorie cospirazioniste in Israele.

Il 7 ottobre segnò un momento drammatico nella storia recente del Medio Oriente, con un attacco di Hamas che causò 1.200 morti israeliani, 251 rapiti e un calvario di tre anni a Gaza, con oltre 70.000 vittime accertate. L’analisi del fallimento israeliano, presentata da Amos Harel, autorevole analista militare israeliano, offre una visione approfondita delle cause e delle conseguenze di quel drammatico evento. Harel, giornalista di Haaretz, ha sottolineato come il fallimento non sia stato solo un errore di preparazione, ma un risultato di una politica strategica e di una mancanza di comprensione del nemico.

Strategia e politica: un errore di lungo periodo

Secondo Harel, il fallimento si articola su tre livelli. Il primo è strategico, legato alla politica di “divide et impera” che Israele ha sostenuto per anni, separando Hamas da l’Autorità Palestinese. Questa strategia ha permesso a Hamas di rafforzarsi e di acquisire armi, nonostante le somme di denaro provenienti dal Qatar. «Israele ha permesso a Hamas di diventare una risorsa, mentre l’Autorità Palestinese è stata percepita come il vero nemico», spiega Harel. Questo approccio ha portato a una situazione di instabilità, con Hamas in grado di pianificare attacchi sempre più ambiziosi.

La seconda dimensione riguarda l’intelligence israeliana. Secondo il libro, l’intelligence ha acquisito sei dei dieci piani d’attacco di Hamas, noti come “Muro di Gerico”, tra il 2018 e il 2022. Tuttavia, questi piani sono stati sottovalutati, considerati come semplici esercizi di propaganda. «Israele ha visto Hamas come un nemico debole e dissuaso dall’attacco a causa della deterrenza», spiega Harel. Questo atteggiamento ha portato a una totale incapacità di comprendere le intenzioni e la capacità di Hamas di attuare un attacco su larga scala.

Teorie cospirazioniste e il rischio per Netanyahu

Il fallimento del 7 ottobre ha alimentato teorie cospirazioniste in Israele e in Occidente. Harel ha rifiutato categoricamente queste illazioni, sottolineando che nessun generale o leader israeliano metterebbe a rischio la vita dei cittadini per raggiungere un obiettivo futuro senza certezza. «Pochissime cose rimangono segrete nella società israeliana», dice Harel. Tuttavia, il cospirazionismo è cresciuto, con dati scioccanti: circa la metà degli elettori di destra crede che elementi delle forze armate abbiano facilitato l’offensiva palestinese per deporre Netanyahu.

La moglie di Netanyahu, Sara, e il figlio Yair, attivo sui social media, hanno contribuito a diffondere teorie cospirazioniste a favore del leader. In un’intervista a Canale 14, Sara ha accusato Yair Golan, leader della sinistra, di essere stato a conoscenza dei piani di Hamas in anticipo. Queste accuse hanno alimentato ulteriore tensione e diffidenza, con il rischio di un ulteriore distacco tra il governo e la popolazione. «Ricordiamoci che Netanyahu vuole sopravvivere a ogni costo», conclude Harel. «Dal suo punto di vista, se fallisce [alle elezioni del 27 ottobre] finirà in carcere. È convinto che i suoi nemici, compreso il sistema giudiziario, siano disposti a tutto pur di mandarcelo». Questo contesto ha reso il fallimento del 7 ottobre non solo un evento militare, ma un momento cruciale per la politica e la società israeliana.