La famiglia Cecchettin: «Una coltellata in più, siamo a 76 invece di 75»

La famiglia Cecchettin reagisce alla sentenza di ergastolo senza crudeltà per Filippo Turetta, sottolineando il dolore per la mancata aggravante.

La famiglia Cecchettin: «Una coltellata in più, siamo a 76 invece di 75»
La famiglia Cecchettin: «Una coltellata in più, siamo a 76 invece di 75»

La famiglia Cecchettin, dopo la sentenza di ergastolo senza aggravante per Filippo Turetta, esprime un dolore profondo per la mancata considerazione della crudeltà. Lo zio di Giulia, Andrea Camerotto, ha espresso la sua tristezza davanti alle motivazioni della sentenza, che ha condannato l’uomo per aver ucciso la 22enne di Vigonovo con 75 coltellate. «Una coltellata in più, siamo a 76 invece di 75», ha detto Camerotto, sottolineando l’ennesima ferita per la famiglia. La mancata aggravante della crudeltà è vista come un ulteriore dolore, poiché le coltellate sono state giudicate segno di «inesperienza».

Il valore morale della parola «crudeltà»

Per la famiglia, la parola «crudeltà» ha un valore morale, non solo giuridico. Gino Cecchettin, padre di Giulia, ha espresso il suo dolore, ma ha anche sottolineato l’impegno con la sua Fondazione, che cerca di combattere il fenomeno dei femminicidi. «Finché contiamo i numeri dei femminicidi vuol dire che c’è ancora tanto da fare, però dei timidi segnali ci sono: percepisco che il problema è sentito», ha detto. Il padre ha sognato un futuro in cui la conta dei femminicidi sarà a zero, un traguardo che spera di raggiungere entro il 31 dicembre.

Le parole hanno un peso e un’importanza fondamentali. Tra l’amore e l’odio, tra la pace e la guerra, la famiglia ha sottolineato come una parola possa fare la differenza. Gino Cecchettin e Andrea Camerotto hanno espresso il loro rispetto per i giudici, ma hanno posto una domanda: «Al di là dell’ergastolo a Filippo, mi chiedo se un domani, a fronte di un altro episodio del genere, verrebbe a questo punto definito esperto. Speriamo di non doverlo sapere mai».

La Camera penale e la reazione della famiglia

La Camera penale veneziana ha difeso l’operato dei giudici, criticando chi ha parlato di «sentenza inaccettabile» o «sfregio alla famiglia». Tuttavia, Gino Cecchettin e Andrea Camerotto hanno scelto di rimanere in silenzio, partecipando alla cerimonia di consegna del premio promosso da Coldiretti alla memoria di Giulia, all’Università di Padova. A vincere il premio è stata Chiara Arnoldo, studentessa di Scienze politiche, che ha sviluppato una tesi sull’uso del linguaggio e della comunicazione online nella violenza di genere.

La tesi di Chiara ha analizzato come la violenza nelle relazioni intime possa essere perpetrata attraverso strumenti digitali, con l’uso di parole e immagini intime. L’analisi ha incluso il termine «crudeltà», che in ambito giuridico connota l’accanimento sul corpo della vittima per farla soffrire a lungo. Tuttavia, la sentenza non ha riconosciuto con certezza che Filippo Turetta avesse l’intenzione di infliggere sofferenze gratuite e aggiuntive.

Non giudico le decisioni prese da chi ha studiato ed è giudice di professione. Lo zio Andrea ha espresso il suo rispetto per i giudici, ma ha posto una domanda: «Al di là dell’ergastolo a Filippo, mi chiedo se un domani, a fronte di un altro episodio del genere, verrebbe a questo punto definito esperto. Speriamo di non doverlo sapere mai».

La famiglia Cecchettin, pur rimanendo ferma nel suo dolore, continua a concentrarsi sull’impegno per la prevenzione dei femminicidi, sperando in un futuro in cui la violenza non abbia più spazio nella società.