Francesco Dolci in lacrime a “Vita in diretta”: “Soncin ha ucciso anche me quella notte”
Francesco Dolci piange per Pamela Genini, accusa Soncin e racconta il rimorso per non averla protetta.
Un anno dopo la morte di Pamela Genini, Francesco Dolci ha raccontato il suo dolore e il rimorso per non averla protetta durante l’omicidio. L’uomo, intervistato durante la trasmissione “Vita in diretta”, si è commosso ripercorrendo gli ultimi momenti della donna, uccisa a Milano il 14 ottobre 2025. L’emotività del momento ha reso il racconto intenso e personale, con l’attore che ha espresso un forte disappunto nei confronti di Gianluca Soncin, l’uomo accusato dell’omicidio. “Quell’uomo non ha ucciso solo Pamela quella notte, ha ucciso anche me”, ha detto Dolci, con voce rotta dall’emozione.
Il rimorso e la paura di Pamela
Pamela Genini, prima di essere uccisa, aveva espresso paura e aveva temuto che un eventuale confronto con Soncin potesse mettere in pericolo entrambi. Secondo quanto raccontato da Dolci, lui avrebbe voluto affrontare l’uomo, ma sarebbe stato dissuaso. “Pamela mi aveva fermato, perché aveva detto ‘questo è armato, ha una pistola, ammazza anche te, come facciamo? Come faccio io senza di te?’”, ha ricordato l’attore. “Se potessi tornare dietro qualche giorno non l’ascolterei”, ha aggiunto, con un tono di profonda tristezza.
La profanazione del corpo di Pamela Genini ha acceso nuove indagini, con l’identificazione di un Dna trovato vicino alla bara. L’elemento è stato analizzato, ma la sua identità non è ancora chiara. “Assolutamente non è attribuibile a me”, ha chiarito Dolci, che ha spiegato di aver parlato solo di un Dna femminile, in linea con i dati raccolti dagli inquirenti. Gli investigatori hanno già confrontato il campione con 108 sospettati, ma non è emersa un’identificazione definitiva.
Indagato per profanazione e vilipendio
Francesco Dolci è attualmente indagato per la profanazione del corpo di Pamela Genini e per vilipendio di cadavere. La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio, con accuse che riguardano la sottrazione del corpo e la mancanza di rispetto per la salma. Nel maggio 2026, l’uomo è stato interrogato per diverse ore dai carabinieri e dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi. Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni nella sua abitazione e in quelle dei familiari, cercando eventuali elementi che potessero chiarire i fatti.
Il Dna maschile trovato sul nastro adesivo rappresenta un elemento investigativo da approfondire, ma non è stata resa nota l’identificazione certa del suo autore. La Procura attende inoltre ulteriori elementi dagli accertamenti medico-legali sulla salma, utili a chiarire le modalità con cui è stata effettuata la sottrazione della testa. L’indagine, tuttavia, non ha ancora portato a un arresto o a un’accusa definitiva. Francesco Dolci, pur rimanendo in lutto per la morte di Pamela, ha espresso il suo impegno per la verità. “La verità è questa”, ha detto, con una voce che si è fatta più ferma nel momento in cui ha parlato del Dna e delle indagini in corso. L’uomo, pur essendo indagato, ha rifiutato ogni coinvolgimento nella profanazione del corpo e ha sottolineato la sua volontà di collaborare con gli inquirenti.
