Sociale – Un paio di scarpe può fare la differenza nel bosco di Rogoredo
Simone Feder racconta storie di ragazzi, droga e solitudine nel bosco di Rogoredo, dove la solidarietà si traduce in piccoli gesti di empatia.
Un paio di scarpe può fare la differenza
Nel bosco di Rogoredo, alle porte di Milano, la solidarietà si traduce in gesti semplici ma significativi. Simone Feder, da anni impegnato accanto a ragazzi e ragazze che vivono il dramma della tossicodipendenza, racconta storie di solitudine, fragilità e bisogni non espressi. «Non basta guardare ciò che una persona fa. Bisogna provare a vedere ciò che porta dentro», scrive nel suo libro. La sua esperienza quotidiana nel bosco, insieme ai volontari, ha portato a un’attenzione particolare verso le persone che non riescono più a chiedere aiuto. Un paio di scarpe, una coperta o un vestito possono diventare un gesto di empatia che cambia la vita di chi ha perso quasi tutto.
La solidarietà non è soltanto un gesto generoso, ma la scelta di non voltarsi dall’altra parte.
Da marzo 2017, Feder entra ogni mercoledì nel bosco insieme ai volontari. In questi anni ha conosciuto centinaia di ragazzi, ascoltato storie difficili e visto persone scomparire o ricadere nella dipendenza. Il suo lavoro non si limita all’aiuto materiale, ma si concentra sulla costruzione di relazioni. «La vera sfida è costruire una relazione con chi ha smesso di fidarsi degli altri e spesso anche di se stesso», spiega. La solidarietà, per lui, non è solo un gesto generoso, ma una scelta di non voltarsi dall’altra parte, di riconoscere la dignità di ogni persona anche quando la sua vita sembra essersi fermata.
Un libro che racconta la Milano che non si vede
Nel suo libro, *Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano*, Feder descrive una città che sembra lontanissima da quella delle vetrine e dei quartieri eleganti, ma che dista soltanto pochi chilometri. Bastano nove fermate della metropolitana gialla per passare dalle boutique di Montenapoleone a Rogoredo. Sette chilometri nei quali cambia il paesaggio urbano, ma soprattutto cambia il mondo che si incontra. «È come attraversare un confine», scrive. Da una parte la città della ricchezza e delle opportunità, dall’altra un luogo dove la dipendenza, l’abbandono e la solitudine hanno segnato profondamente la vita di tante persone. La solidarietà inizia nel vedere ciò che l’altro non riesce più a chiedere.
Feder invita a guardare oltre le immagini del degrado e le notizie di cronaca. Nel bosco ci sono soprattutto persone: giovani e giovanissimi che hanno smarrito la strada, uomini e donne segnati dalla dipendenza, famiglie che non hanno smesso di sperare di ritrovare i propri figli. Il lavoro dei volontari non può cancellare da solo tutto questo dolore, ma può creare occasioni di incontro, ricostruire un minimo di fiducia e offrire una possibilità a chi pensa di non averne più. «Perché finché qualcuno cerca una persona, quella persona non è ancora stata dimenticata», scrive Feder. Questo è il filo che lega i racconti del bosco, dal ragazzo che ha bisogno di scarpe a chi non trova più il coraggio di chiedere aiuto.
Il 22 ottobre 2026, alle ore 21, Simone Feder presenterà il libro *Nel bosco di Rogoredo. L’altra faccia di Milano* a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno. L’incontro sarà l’occasione per conoscere da vicino questa esperienza, ascoltare le storie raccolte nel suo libro e riflettere su questioni che non riguardano soltanto Milano. La dipendenza, il disagio giovanile, la solitudine e l’abbandono attraversano anche le nostre comunità. E il bosco di Rogoredo diventa uno specchio nel quale interrogarsi sul ruolo delle famiglie, delle istituzioni e di ciascuno di noi.
