Francis Halzen, il Nobel per la Fisica: da bimbo sognavo di vincere il Tour
Francis Halzen ha vinto il Nobel per la Fisica a Torino. La sua ricerca sui neutrini e l’uso dell’intelligenza artificiale.
Francis Halzen, il fisico belga che ha vinto il Nobel per la Fisica, ha scoperto la notizia del premio a Torino, dove si trovava per valutare le ricerche dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. L’annuncio è arrivato mentre stava lavorando a una proposta per nuovi finanziamenti, un momento che ha reso la scoperta ancora più sorprendente. Halzen, 82 anni, ha vinto il premio per aver trovato un modo per studiare i neutrini ad alta energia astrofisici, particelle che non esistono sulla Terra ma arrivano da altre galassie.
La ricerca sui neutrini e l’uso dell’intelligenza artificiale
Halzen ha realizzato un rilevatore di circa un chilometro cubo, chiamato Ice Cube, che ha perforato il ghiaccio dell’Antartide per due chilometri e mezzo. All’interno di questi buchi verticali sono stati inseriti dispositivi che intercettano la luce emessa dai neutrini nell’interazione con il ghiaccio. «La cosa più importante che abbiamo fatto è stata dimostrare che l’astronomia dei neutrini si poteva fare», ha spiegato. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati è stato un passo avanti da tempo iniziato: «È dal 1991 che la utilizzo per analizzare i miei esperimenti, anche se non c’erano gli strumenti di adesso», ha ricordato.
Un sogno da bambino e un legame con Torino
Da bambino, Halzen sognavo di vincere il Tour de France, come tutti i belgi. Ma il suo sogno si è trasformato in un traguardo scientifico: il Nobel per la Fisica. «Ero arrivato a Torino due giorni in anticipo per fare una piccola vacanza, ma poi è arrivata la chiamata», ha raccontato. La città gli è rimasta nel cuore per sempre. «Torino la conosco bene, ogni volta che vado al Cern di Ginevra alloggio qui: si mangia troppo bene», ha commentato.
Il Nobel non è stato solo un riconoscimento per lui, ma anche per i suoi collaboratori. «Il nostro progetto ha fatto le sue prime scoperte più di dieci anni fa, quindi era da tempo che giravano voci sul Nobel – racconta lui – e ho sempre pensato che se non lo avessi vinto avrei deluso i miei meravigliosi collaboratori. Sono contento che questo problema ora sia risolto». La sua passione per la scienza è incontenibile: «Quando fai scienza, ed è questo il suo bello, le sorprese accadono ogni giorno, non è mai noioso. Suonerà come un cliché ma la scienza si fa per passione. E se non ce l’hai, non vale la pena farlo. Non ci sono soldi o altre motivazioni, non puoi farlo come un semplice lavoro, è impossibile: devi avere la passione per la risoluzione di questi problemi. È quasi un’ossessione ed è divertente».
Nonostante l’età avanzata, Halzen non ha mai smesso di lavorare. «Ho passato circa 35 anni a costruire questi esperimenti quindi il mio unico piacere ora è guardare i dati e cercare di tirar fuori cose. È un po’ come leggere i fondi del tè, non abbiamo ancora così tanti neutrini, ma è divertentissimo». Il suo prossimo sogno è riuscire a fare ancora fisica, e ci sta provando con tutte le sue forze.
La sua ricerca ha aperto nuove frontiere nell’astronomia dei neutrini. Halzen ha sottolineato come il suo lavoro abbia dimostrato che l’astronomia dei neutrini è possibile, un passo avanti significativo per la scienza. L’uso dell’intelligenza artificiale ha reso l’analisi dei dati più precisa e veloce, un’innovazione che ha reso il suo lavoro ancora più efficace. La sua passione per la scienza lo ha portato a dedicare la vita a questa ricerca, e il Nobel è il riconoscimento che conferma il valore del suo lavoro.
