Il Game Boy della Fiorentina svelato: un pezzo di storia e cultura
Il Game Boy della Fiorentina, un oggetto raro e misterioso, è stato finalmente svelato attraverso un documentario.

Il Game Boy della Fiorentina, un oggetto raro e misterioso, ha finalmente trovato la sua voce. Per anni è rimasto uno dei pezzi più enigmatici del collezionismo videoludico italiano, con una storia che mescola cultura, sport e tecnologia. Il 18 luglio 2026, lo spazio Livello 17 di Arezzo ha ospitato la mostra “È bello giocare insieme”, la prima esposizione ufficiale dedicata al Game Boy Pocket viola, un modello prodotto in pochissimi esemplari alla fine degli anni Novanta. La mostra ha riunito materiali documentali e reperti che hanno illuminato un capitolo poco conosciuto del retrogaming italiano.
Un incontro tra due mondi
La nascita del Game Boy viola è legata a un periodo in cui il calcio italiano viveva la stagione d’oro degli sponsor tecnologici. Tra il 1997 e il 1999, la Fiorentina fu sponsorizzata da Nintendo, la casa giapponese che allora dominava il mercato delle console portatili. Accanto al marchio Nintendo, nella stagione 1997/98 comparve anche GiG, la società che distribuiva le console giapponesi in Italia e che ebbe un ruolo diretto nella produzione dell’edizione speciale dedicata al club. Non era inusuale, all’epoca, che un sponsor tecnologico realizzasse edizioni limitate dei propri prodotti in omaggio a una squadra. È in questo contesto, tra accordi commerciali e strategie di visibilità, che nacque il progetto del Game Boy Pocket viola.
La confezione della versione destinata alla vendita era una scatola in cartone che raffigurava Super Mario circondato dal logo del club, da quello di GiG e da un pallone nei colori viola. All’interno, l’acquirente trovava un libretto illustrato con la stessa iconografia, un certificato di autenticità, due cartucce di gioco incastonate e, naturalmente, la console: un Game Boy Pocket grigio con un adesivo raffigurante il logo della Fiorentina al centro della scocca e Mario a indicare il numero di edizione, su una tiratura dichiarata di massimo 3000 pezzi.
Nonostante la tiratura dichiarata, non è mai stato trovato un esemplare con una numerazione superiore a 998.
Un mistero che alimenta il mito
È qui che comincia il mistero che ha reso l’oggetto tanto ambito quanto discusso tra i collezionisti. Molti appassionati ipotizzano che le unità realmente distribuite non abbiano mai superato il migliaio. Altri sostengono invece che gli esemplari destinati alla vendita fossero appena 300, complice un presunto errore di stampa sull’adesivo di Super Mario applicato alla scocca. Con oltre venticinque anni trascorsi, tra pezzi persi, danneggiati o dimenticati in qualche soffitta, è probabile che la questione resti aperta ancora a lungo.
La particolarità dell’oggetto non dipende soltanto dalla tiratura limitata. È il modo in cui mette insieme due immaginari normalmente lontani, la console portatile simbolo di un’epoca e l’identità di una squadra di calcio, ad averne alimentato il mito. Anche per questo la sua storia parla a un pubblico più ampio dei soli collezionisti.
La sua leggenda è cresciuta nella comunità internazionale dei collezionisti.
Il progetto è maturato attraverso nove mesi di ricerca e non si è fermato alla mostra. Il risultato più accessibile al pubblico è il documentario “Un Semplice Giocattolo – La Leggenda del Game Boy della Fiorentina”, realizzato in collaborazione con Naaklin e pubblicato online il 20 luglio. Il film raccoglie testimonianze, indagini e interviste con l’obiettivo di separare i fatti dalle voci che hanno accompagnato la console per decenni. La mostra di Arezzo si è conclusa, ma il documentario permette ora di ripercorrere la leggenda del Game Boy della Fiorentina e di capire perché un semplice oggetto promozionale, nato da un accordo di sponsorizzazione ormai lontano nel tempo, sia diventato un simbolo del retrogaming italiano capace di intrecciare memoria calcistica e cultura videoludica in un unico, rarissimo pezzo da collezione.
