L’arciduca bohémien: un’esistenza di ribellione e povertà

L’arciduca bohémien, ex sovrano, vive in povertà a Berlino dopo aver rinunciato a titoli e privilegi.

Un uomo in età avanzata, vestito in modo semplice, cammina in un cimitero di Berlino, con una targa dorata che ricorda il suo passato come arciduca
Un uomo in età avanzata, vestito in modo semplice, cammina in un cimitero di Berlino, con una targa dorata che ricorda il suo passato come arciduca

Leopoldo Ferdinando d’Asburgo-Lorena, noto come l’arciduca bohémien, ha vissuto una vita straordinariamente diversa da quella dei suoi congiunti imperiali. Dopo aver rinunciato a titoli e privilegi, ha vissuto in povertà a Berlino, dove ha concluso i suoi giorni nel 1935. La sua storia, segnata da ribellioni, esilio e una vita di espedienti, è un esempio di come un membro della famiglia reale possa abbandonare il lusso per una vita di semplicità e sofferenza.

Un’identità in conflitto con l’impero

Leopoldo Ferdinando, figlio dell’ultimo granduca di Toscana Ferdinando IV, è cresciuto in una famiglia che aveva visto la fine dell’impero asburgico. NATO nel 1868 a Salisburgo, ha vissuto un’infanzia in una casa che, sebbene regnante, era già in crisi. La sua relazione con l’imperatore Francesco Giuseppe è stata segnata da conflitti, specialmente dopo che il sovrano ha ordinato l’internamento del nipote in una clinica psichiatrica di Coblenza per tre mesi, per impedirgli di sposare Wilhelmine Adamovicz, una prostituta che aveva follemente amato.

La rottura definitiva con la famiglia avviene nel 1902, quando Leopoldo Ferdinando, trasferitosi in Svizzera con Wilhelmine, decide di rinunciare a ogni titolo e di assumere il cognome Wölfling. Questo gesto simboleggia l’addio a una famiglia che lo aveva respinto come bigotta e a un capo che non comprendeva i suoi sentimenti. L’arciduca ha trovato un esempio di ribellione nel suo zio Giovanni, che aveva abbandonato la famiglia per vivere con un nome nuovo.

Una vita di esilio e di sopravvivenza

Con il matrimonio con Wilhelmine, Leopoldo Ferdinando ha iniziato una vita di esilio, vivendo tra Ginevra e Zug fino al divorzio nel 1907. Successivamente, si è trasferito a Parigi, dove ha sposato un’altra ex prostituta, Maria Ritter, e ha vissuto una vita di espedienti. La Prima guerra mondiale ha aggravato la sua situazione, portandolo a una vita di sopravvivenza in un mondo in cui i privilegi imperiali erano scomparsi.

Dopo la caduta della duplice monarchia, la repubblica austriaca ha sequestrato il patrimonio degli Asburgo, lasciando Leopoldo Ferdinando senza mezzi e coperto di debiti. Ha iniziato un nuovo capitolo di fuga dal passato, vivendo in una bottega di alimentari a Vienna e, in seguito, a Berlino, dove ha trovato lavoro come giornalista, ballerino a pagamento e attore nei cabaret. Ha anche pubblicato memorie su aneddoti e scandali degli Asburgo, cercando di guadagnare qualche entrata. Leopoldo Ferdinando ha sposato per la terza volta Klara Pawlowski, figlia di un ferroviere, e ha vissuto in un casermone di Kreuzberg, dove ha concluso i suoi giorni in povertà nel 1935. Il suo funerale è stato semplice, con solo pochi vicini che lo hanno accompagnato. Tuttavia, qualcosa del passato imperiale rimane: la targa dorata sulla croce nel cimitero di Kreuzberg lo ricorda come arciduca d’Austria.