L’Italia non è il malato d’Europa, ma la crescita è modesta

L’Italia mostra una resilienza superiore alle aspettative, ma la crescita rimane modesta.

L'Italia mostra una crescita modesta ma resiliente, con dati economici in linea con la media europea
L’Italia mostra una crescita modesta ma resiliente, con dati economici in linea con la media europea

Una crescita modesta, ma non disprezzabile

L’Italia non è il malato d’Europa, ma la crescita del Paese rimane modesta. Secondo i dati provvisori dell’Istat, nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è cresciuto dello 0,2% su base congiunturale e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questa performance, sebbene non esaltante, supera le ultime stime e conferma una resilienza economica non trascurabile. La Banca d’Italia aveva previsto un rialzo dello 0,6% a fine anno, con un incremento di 0,1% rispetto alle precedenti previsioni. La crescita italiana non è un boom, ma è in linea con la media europea. Molti Paesi dell’Unione Europea, come la Repubblica Ceca, l’Estonia, l’Ungheria e i Paesi Bassi, hanno registrato una crescita inferiore al 0,5%, la media europea. Al contrario, l’Italia, pur non essendo in testa alla classifica, si colloca in una posizione stabile, con un tasso di crescita che si attesta intorno all’1%.

La disoccupazione si è dimezzata in dieci anni

Un altro aspetto che conferma la stabilità economica italiana è la riduzione della disoccupazione. In poco più di dieci anni, il tasso di disoccupazione si è dimezzato, nonostante un forte flusso di immigrazione regolare. Nel 2013, la Spagna aveva un tasso di disoccupazione del 26,1%, mentre oggi è sceso al 10%. Il Portogallo, a sua volta, ha ridotto il tasso di disoccupazione da 17,2% a circa 5,7%, in linea con l’Italia. Questo miglioramento è stato reso possibile grazie a politiche di occupazione e investimenti in settori chiave, come l’energia solare e nucleare. Inoltre, la Spagna e il Portogallo vantano oggi i costi energetici più bassi dell’eurozona, un ulteriore elemento di competitività.

Un conflitto che ha coinvolto le grandi potenze

L’evolversi della situazione internazionale ha avuto un impatto significativo sull’economia europea. La guerra tra Iran ed Israele, inizialmente un conflitto locale, si è trasformato in un conflitto globale, coinvolgendo direttamente gli Stati Uniti e indirettamente la Russia e la Cina. Questo scenario ha creato un shock simmetrico, che ha influenzato i mercati e le dinamiche economiche in tutta l’Europa. La posizione netta sull’estero dell’Italia, alla fine di marzo 2026, era creditoria per 351 miliardi di euro, pari al 15,5% del Pil, sostanzialmente stabile rispetto alla fine del 2025. Questo dato indica una forte capacità di finanziamento estero, ma anche una scarsa utilizzazione dei capitali per gli investimenti interni.

Un Paese che non è fermo, ma non è in crescita esponenziale

L’Italia non è fermo, ma la crescita non è esponenziale. Il Paese, pur non essendo in testa alla classifica europea, mostra una capacità di adattamento e di resilienza. La Banca d’Italia ha riconosciuto che la posizione netta sull’estero è rimasta pressoché invariata, un segno di stabilità. Se si guarda oltre la sola crescita del Pil, la situazione italiana è tutt’altro che disprezzabile. Sul fronte delle esportazioni, l’Italia ha conquistato il quarto posto, superando il Giappone e la Corea del Sud. Questo risultato, in un contesto di rallentamento degli scambi commerciali, indica una crescita della produttività che le statistiche non riescono a catturare. L’Italia, pur non essendo un Paese in crescita esponenziale, dimostra una capacità di adattamento e di resilienza. La sfida rimane quella di trasformare il risparmio e la competitività in nuovi investimenti, per sostenere una crescita più sostenibile.