Madrid, la pista può decidere il Gran Premio

Il GP di Madrid 2026 si presenta come un evento imprevedibile, con la pista nuova e le condizioni climatiche che potrebbero influenzare la gestione degli pneumatici.

Pista nuova a Madrid con condizioni climatiche estreme e gestione degli pneumatici cruciale per la vittoria
Pista nuova a Madrid con condizioni climatiche estreme e gestione degli pneumatici cruciale per la vittoria

Il Gran Premio di Madrid 2026 si presenta come un evento imprevedibile, con la pista nuova e le condizioni climatiche che potrebbero influenzare la gestione degli pneumatici. La Monumental, con un carico verticale record, potrebbe decidere il weekend molto più del cronometro del sabato. La pista, completata da poche settimane, è una completa incognita per squadre e piloti, con un asfalto che non ha mai visto gare. L’altitudine, il caldo previsto e le sollecitazioni della lunghissima curva sopraelevata rischiano di trasformare la gestione degli pneumatici nel fattore tecnico più rilevante del fine settimana.

Un tracciato inedito e le sfide tecniche

Il Madring, un semi-cittadino di 5,416 chilometri e 22 curve, è una completa incognita per squadre e piloti. Nessuno ha dati di gara, e l’asfalto è stato completato da poche settimane. Il grip iniziale sarà bassissimo, e le condizioni climatiche non lasciano margini di interpretazione. Temperature che crescono sessione dopo sessione, da 30 °C venerdì a 32-33 °C domenica, con l’asfalto che può superare i 50 °C. Nessuna squadra dispone di riferimenti attendibili, e l’evoluzione della pista può ribaltare i rapporti di forza tra il venerdì e la domenica.

La pista si annuncia come uno degli esercizi ibridi più complicati della stagione. Il carico aerodinamico richiesto è medio-alto, ma il tracciato cambia faccia tre volte nell’arco del giro. Il primo settore è veloce, con lunghi tratti a pieno gas. Nel secondo cresce la componente guidata, fra curve di media e alta velocità. Il terzo rallenta di colpo: ripartenze continue e curve a 90 gradi, concettualmente vicine ad alcune sezioni di Baku. La pista è prevalentemente “rear limited”: a pagare saranno soprattutto le gomme posteriori, sollecitate dalle numerose fasi di trazione.

La Monumental, il punto chiave del tracciato

La Monumental, 550 metri di parabolica sopraelevata con una pendenza del 24%, è la curva più lunga del calendario fra quelle in banking. Le monoposto dovrebbero restare in appoggio per circa sei secondi. Lì il carico verticale nasce dalla somma di tre componenti: la deportanza aerodinamica sviluppata alle alte velocità, la componente verticale della forza centrifuga generata dalla sopraelevata e il peso stesso della vettura. È il valore più alto dell’intera stagione, e non soltanto per la pendenza: conta anche quanto a lungo dura. Le tre forze considerevoli agiscono insieme sullo pneumatico per diversi secondi, deformandone la carcassa e flettendone la struttura. Il calore, così, non arriva soltanto dal battistrada che scivola sull’asfalto. Arriva dall’interno della gomma. Da lì può partire l’impennata termica, con conseguenze che si pagano subito dopo, nel terzo settore. Chi riesce a contenere il surriscaldamento conserva aderenza nelle curve lente e, soprattutto, in trazione. Il paragone più interessante è quello con Budapest, dove la dinamica prima dell’ultimo settore era in parte simile.

Le squadre e i piloti in gioco

La gestione degli pneumatici e la capacità di adattarsi a una pista nuova potrebbero diventare determinanti. Pirelli ha scelto la gamma intermedia: C2, C3 e C4. Le forze laterali previste sono elevate, su livelli paragonabili a quelli di Barcellona e Silverstone, e la trazione avrà un peso altrettanto rilevante. L’asfalto nuovo è molto liscio e offre poco grip, oltre a essere destinato a un’evoluzione marcata. Le squadre dovranno resistere alla tentazione di inseguire la pista nelle prime libere, perché il tracciato cambierà sensibilmente a ogni sessione.

Una gara su due soste è un’ipotesi concreta, ma molto dipenderà dalla possibilità di sorpassare. Max Verstappen ha già espresso qualche dubbio: diverse staccate iniziano quando la macchina sta già girando, e questo toglie all’attaccante la classica linea interna. Se superare si rivelasse complicato, la posizione in pista spingerebbe i team ad allungare gli stint anche con pneumatici ormai andati. C’è poi la variabile muri. Su un semi-cittadino con le barriere a ridosso della carreggiata la probabilità di incidenti, bandiere gialle e Safety Car è alta. La Mercedes completa, la McLaren molto vicina e la Ferrari potenzialmente pronta a rientrare nella lotta. La Red Bull, almeno sulla carta, parte un gradino sotto. Madrid è una pagina bianca. E la prima risposta davvero importante non arriverà dal cronometro, ma dalle temperature raggiunte dagli pneumatici dopo quei lunghissimi sei secondi dentro la Monumental.