MotoGP 2027: la moto unica non si materializza, ma la lotta tra costruttori continua
Carmelo Ezpeleta rimane sorpreso per la mancanza di unanimità tra costruttori sulla moto unica. Costruttori si dividono, Bagnaia preoccupato per il rischio sportivo.

Il 15 agosto 2026, Carmelo Ezpeleta, presidente del MotoGP, ha espresso un forte disappunto per la mancanza di unanimità tra i costruttori sul tema della moto unica per la stagione 2027. L’idea, inizialmente sostenuta da Aprilia e Ducati, si è rivelata un tema di forte dibattito, con i costruttori che hanno espresso posizioni divergenti. La proposta, volta a ridurre i costi, ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni costruttori che hanno ritenuto la misura troppo radicale, mentre altri hanno visto in essa un’opportunità per ottimizzare le risorse. La decision finale, presa durante il Gran Premio di Silverstone, ha confermato che i piloti continueranno a utilizzare due motociclette per gara.
La lotta tra interessi tecnici e economici
La discussione sulla moto unica ha avuto un’origine tecnica, ma si è trasformata in una questione politica. Aprilia e Ducati avevano proposto l’idea di ridurre il numero di motociclette disponibili per pilota, con l’obiettivo di ridurre i costi. Tuttavia, il progetto ha suscitato opposizioni, soprattutto da parte di KTM e Honda, che temevano di essere svantaggiati rispetto a costruttori come Ducati e Aprilia. La mancanza di un accordo ha portato Carmelo Ezpeleta a incontrare separatamente i rappresentanti dei costruttori, cercando di trovare una soluzione che soddisfacesse tutti i partecipanti. La discussione ha incluso anche un dibattito sulla definizione di “unanimità”, con alcuni costruttori che avevano proposto un accordo di quattro su cinque, ma Ezpeleta ha chiarito che l’unanimità richiedeva il consenso di tutti i cinque costruttori.
La mancanza di un accordo ha reso evidente le tensioni tra i costruttori, con alcuni che temevano di essere penalizzati da una regolamentazione che limitava le loro possibilità di sviluppo.
Le preoccupazioni dei piloti
Francesco Bagnaia, pilota della Ducati, aveva espresso preoccupazioni fin dall’inizio del dibattito. Per lui, la riduzione del numero di motociclette poteva comportare rischi diretti per la sua performance. Bagnaia ha sottolineato che con una sola moto, in caso di incidente, i meccanici avrebbero dovuto effettuare riparazioni più complesse, con conseguenze potenzialmente gravi per la posizione in gara. Inoltre, la riduzione del numero di motociclette avrebbe complicato la gestione delle gare in condizioni di pioggia, un aspetto cruciale per il MotoGP.
La mancanza di una seconda moto avrebbe reso più difficile l’adattamento alle condizioni mute, con un impatto diretto sullo spettacolo e sulla competitività. La discussione ha anche evidenziato le tensioni tra i costruttori, con alcuni che temevano di essere penalizzati da una regolamentazione che limitava le loro possibilità di sviluppo. KTM e Honda, in particolare, hanno ritenuto che la proposta potesse ridurre le opportunità di lavoro durante i weekend, con conseguenze negative per la loro competitività. La situazione ha portato a una sorta di confronto industriale, con i costruttori che hanno cercato di proteggere i propri interessi. La decision finale, presa durante il Gran Premio di Silverstone, ha confermato che i piloti continueranno a utilizzare due motociclette per gara, mantenendo così l’equilibrio tra costi e performance.
