Naza, il docufilm che svela la tecnologia dell’orrore in Gaza
Il docufilm Naza, realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor, ha registrato un successo straordinario in Italia, battendo il blockbuster Avengers Endgame: Encore.
Naza, il docufilm realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor, ha registrato un successo straordinario in Italia, superando il blockbuster Avengers Endgame: Encore nei primi giorni di programmazione. Il documentario, che mette in luce l’uso di tecnologie avanzate per l’uccisione di civili a Gaza, ha visto migliaia di spettatori in sala, con oltre 1,8 milioni di euro incassati in tre giorni. Il successo è stato reso possibile grazie all’acclamazione della 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria, e al forte tam-tam social.
La tecnologia dell’orrore
Naza mostra come l’AI e i droni teleguidati siano utilizzati per eliminare avversari senza che i soldati dell’IDF debbano mettere gli stivali sul terreno. Il film, girato di notte sui tetti di Tel Aviv, mette a nudo la pianificazione dell’uccisione di massa di civili palestinesi, riducendo Gaza a un enorme campo di prigionia a cielo aperto. Il termine “Naza” non è casuale: nel linguaggio militare israeliano, le “vittime collaterali” vengono proprio chiamate così.
Il docufilm denuncia l’uso di tecnologie hi-tech per compiere atti di guerra che causano migliaia di vittime, tra cui donne e bambini. La tecnologia, pur avanzata, ha un enorme difetto: genera un gran numero di “vittime collaterali”, come spiegato dai militari e agenti dell’intelligence israeliana intervistati. Questi ultimi, nonostante siano parte del sistema, raccontano come l’IDF abbia progettato e concretizzato lo sterminio di massa dei civili palestinesi dopo il massacro del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas.
Reazioni in Israele e internazionali
Le reazioni in Israele sono state estreme. Il governo di Benjamin Netanyahu, già inseguito da un mandato d’arresto internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, ha espresso forti critiche al documentario. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha pubblicato un video in cui accusa i registi di Naza di diffamare i “eroici combattenti” israeliani, definendoli “una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele”. Anche il ministro della Cultura Miki Zohar ha proposto di revocare la cittadinanza ai registi, definendo il film “vile” e un “tradimento dello Stato”.
La reazione internazionale, invece, è stata più complessa. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto l’accesso degli investigatori internazionali alla Striscia di Gaza per contribuire alla raccolta di prove, sospettando possibili violazioni e crimini di guerra da parte di Israele. Inoltre, un gruppo di 14 professori e esperti di diritto internazionale israeliani ha chiesto un’indagine indipendente sulla condotta della guerra e sulle politiche degli alti funzionari, sottolineando che negare le accuse senza un’indagine professionale non è una risposta appropriata in un Paese che rispetta lo stato di diritto.
Il successo di Naza in Italia ha suscitato un dibattito internazionale, con il Guardian che ha sottolineato come il film abbia contribuito a un risveglio delle coscienze, non solo in Italia ma anche a livello globale. Il documentario, che ha reso visibile la banalità del male in un contesto hi-tech, ha messo in luce le conseguenze di una guerra che non rispetta i diritti umani e che utilizza strumenti avanzati per compiere atti di violenza. La sua diffusione in streaming sul sito del Guardian ha reso accessibile a un pubblico più ampio una testimonianza che, per la prima volta, viene raccontata da chi è parte del sistema stesso che la genera.
