Omicidio Pamela Mastropietro: il pg conferma ergastolo per Oseghale

Il procuratore chiede ergastolo per Oseghale, accusato di omicidio e distruzione di cadavere

Omicidio Pamela Mastropietro: il pg conferma ergastolo per Oseghale
Omicidio Pamela Mastropietro: il pg conferma ergastolo per Oseghale

L’omicidio di Pamela Mastropietro, una ragazza romana di 18 anni, ha trovato nel processo in Corte d’assise la conferma della richiesta di ergastolo per Innocent Oseghale, un cittadino nigeriano accusato di averla uccisa e fatta a pezzi. Il corpo della vittima, ritrovato il 31 gennaio 2019, è stato identificato grazie al Dna, che ha permesso di riconoscere la giovane, vittima di un brutale episodio avvenuto il 30 gennaio 2018 a Macerata.

Le accuse contro Oseghale

Innocent Oseghale, un rifugiato nigeriano in Italia dal 2015, era già noto per attività di spaccio e aveva precedenti per omicidio. Secondo la versione del ragazzo, Pamela sarebbe morta per overdose dopo aver assunto una dose di eroina. Tuttavia, l’accusa sostiene che la giovane fosse stata attirata nella sua abitazione in via Spalato, trattenuta con forza, abusata fisicamente e uccisa con una profonda coltellata. L’autopsia ha rivelato un processo di smembramento del corpo, con l’utilizzo della candeggina per eliminare ogni traccia.

Le accuse contro Oseghale sono di omicidio volontario aggravato da violenza sessuale, distruzione e occultamento di cadavere. Il procuratore generale, durante il processo, ha confermato la richiesta di ergastolo senza attenuanti e con isolamento diurno. Il sostituto pg Ernesto Napolillo ha espresso “tristezza e amarezza per lo scempio”, sottolineando l’orrore dell’episodio.

La vita di Pamela Mastropietro

Pamela Mastropietro era una ragazza con disturbo di personalità borderline, che la portava ad essere dipendente dalle sostanze stupefacenti. “Smetterò di fumare quando la realtà sarà più bella dei miei viaggi”, scriveva infatti su Facebook la giovane 18enne romana. Ormai da tre mesi era ospite alla comunità per tossicodipendenti a Corridonia (Macerata) e poco prima dell’omicidio, si era dunque allontanata alla ricerca di una dose, portando con sé solo due valigie, una blu e l’altra rossa.

Il corpo della vittima, tagliato a pezzi, è stato quindi ritrovato il 31 gennaio 2019 e, una volta identificato il Dna, è stata confermata la corrispondenza con la giovane romana, Pamela Mastropietro. Fortunatamente, però, il Dna è rimasto intatto e ha quindi permesso di riconoscere la vittima dell’omicidio.

  • Il corpo di Pamela Mastropietro è stato ritrovato il 31 gennaio 2019.
  • Oseghale è un rifugiato nigeriano in Italia dal 2015.
  • Le accuse includono omicidio volontario e distruzione di cadavere.

Il caso di Pamela Mastropietro rappresenta un esempio drammatico delle conseguenze di una vita segnata da dipendenze e marginalità. La sua storia, pur tragica, ha acceso un dibattito su temi complessi come la gestione delle sostanze, la protezione delle vittime e la responsabilità di chi si trova in posizioni di potere o influenza.

Il processo in Corte d’assise ha visto il procuratore generale di Ancora, Sergio Sottani, confermare la richiesta di ergastolo per Oseghale, che è stato condannato per il brutale omicidio. L’episodio ha messo in luce le complessità del sistema giudiziario e le sfide nella lotta contro il traffico di droga e la violenza.

La vittima, purtroppo, non è più tornata, ma il suo caso rimane un ricordo doloroso per la comunità e un monito per la società.