Pirlo annuncia il ritiro dalla candidatura a ct dell’Italia dopo le polemiche
Andrea Pirlo comunica attraverso Instagram di non essere più candidato al ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana. Crisi aperta in Figc con minacce di dimissioni da parte di Maldini e Leonardo.

Andrea Pirlo chiude personalmente la querelle che ha occupato l’intero dibattito calcistico del fine settimana: attraverso una dichiarazione pubblicata sul proprio account Instagram, l’ex allenatore comunica di non essere più candidato al ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana. La comunicazione arriva dopo giorni di polemiche che hanno caratterizzato la propria corsa alla panchina azzurra. A riferirlo è Il Fatto Quotidiano.
Nella nota, Pirlo sottolinea di aver appreso ieri sera della sua esclusione dalla candidatura. L’allenatore bresciano ribadisce il rispetto mantenuto finora nei confronti delle istituzioni federali, evidenziando come la sua scelta sia stata quella di non intervenire pubblicamente fino a questo momento. Durante la sua carriera sia come calciatore che come allenatore, ha sempre operato nel pieno rispetto delle leggi dei Paesi dove ha lavorato e dei contratti sottoscritti.
Il caso Fonbet e il veto degli sponsor
Le difficoltà sulla candidatura di Pirlo sono legate a questioni contrattuali con Fonbet, la società di scommesse russa coinvolta nella vicenda. Secondo quanto emerge, Sergey Lomakin, figura legata a Fonbet, avrebbe costituito un ostacolo significativo, spingendo gli sponsor a porre il veto sulla candidatura dell’allenatore per il ruolo federale.
La questione commerciale ha quindi influenzato le valutazioni della Figc, rendendo la posizione di Pirlo sempre più fragile rispetto alle iniziali prospettive di nomina. Questa dinamica ha evidenziato come fattori economici e relazioni internazionali complesse possono incidere sulla governance del calcio italiano.
La crisi interna alla Figc con Maldini e Leonardo
L’esclusione di Pirlo ha creato una frattura significativa all’interno della Federazione. Paolo Maldini, leggenda milanista ora nel ruolo di direttore tecnico, insieme al suo advisor, hanno minacciato le dimissioni qualora la candidatura dell’allenatore fosse stata abbandonata. La Figc ora si trova costretta a trovare una soluzione per trattenere sia Maldini che Leonardo, evitando così una ripartenza da zero nella gestione tecnico-organizzativa.
Questa situazione rappresenta una complicazione ulteriore per la nuova presidenza del calcio italiano. Il ricucire gli strappi interni, secondo le analisi disponibili, sembra configurarsi come una missione particolarmente complessa data la profondità della tensione creatasi. Pirlo, nella sua dichiarazione, ringrazia esplicitamente Maldini e Leonardo per il supporto ricevuto, omettendo un ringraziamento verso altre figure istituzionali.

La dinamica interna fotografa un’organizzazione federale fragilizzata, dove le spinte personali e contrattuali influenzano le decisioni tecniche sulla guida della Nazionale. La vicenda non riguarda soltanto la scelta di un commissario tecnico, ma incide sulla stabilità complessiva della struttura dirigenziale della Figc nei suoi ruoli di vertice.
Nel frattempo, la ricerca di un nuovo allenatore per la Nazionale riapre i nomi di lungo corso come Luciano Spalletti, Simone Inzaghi e altri profili considerati nelle settimane precedenti. Con Pirlo fuori dalla corsa, i riflettori tornano su candidati alternativi già noti agli ambienti federali.
Sul fronte dell’opinione pubblica, il caso Pirlo rappresenta un momento di perdita di credibilità per le istituzioni calcistiche italiane. La gestione della vicenda, con i suoi tempi dilatati e le comunicazioni frammentarie, ha alimentato un dibattito acceso sui social e nei media tradizionali, evidenziando come la Federazione faccia fatica a comunicare le proprie decisioni in modo trasparente e tempestivo.
Per il calcio italiano, il quadro che emerge è tutt’altro che sereno. Le fratture interne, le pressioni contrattuali internazionali e le difficoltà di gestire figure di spicco come Maldini e Leonardo segnalano una governance fragile, proprio nel momento in cui la Nazionale dovrebbe affrontare una fase di ricostruzione progettuale e tattica in vista dei prossimi impegni internazionali.
