Politici che querelano i giornalisti: la classifica e i dati più significativi

Politici italiani che querelano cronisti: dati e casi più significativi. Classifica e analisi.

Politici italiani che querelano cronisti, dati e casi significativi
Politici italiani che querelano cronisti, dati e casi significativi

La querela contro i giornalisti è diventata un fenomeno sempre più diffuso tra i politici italiani, con alcuni esponenti che si distinguono per il numero di cause avviate. Secondo un report recente, il numero di querele infondate, dette Slapp, è in crescita, con l’Italia che si conferma al primo posto in Europa. Tra i politici più attivi in questo ambito, Matteo Salvini si piazza al primo posto, con almeno 14 cause avviate negli ultimi anni. Dietro di lui, si collocano esponenti di diverse forze politiche, tra cui Elisabetta Trenta, ex ministra del Movimento 5 Stelle, e Giorgia Meloni, premier. La situazione ha suscitato preoccupazioni, soprattutto a causa della mancanza di risposte concrete da parte del governo.

Querelatori seriali: chi si distingue

Il report sottolinea come alcuni politici siano diventati abituati a usare la querela come strumento per contrastare la stampa. Tra i più attivi, Matteo Salvini si piazza al primo posto, con almeno 14 cause avviate negli ultimi anni. Dietro di lui, Elisabetta Trenta, ex ministra del Movimento 5 Stelle, ha dichiarato di aver fatto tredici querele per diffamazione ad altrettanti giornalisti. Al terzo posto, si collocano Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, che hanno avviato rispettivamente sei e otto procedimenti. Tra i politici in carica, Matteo Renzi si piazza al settimo posto, con otto cause avviate.

La mediazione è diventata un strumento di pressione per alcuni politici. L’istituto della mediazione, introdotto nel 2011, è previsto per risolvere le controversie civili in modo rapido, evitando lunghe battaglie legali. Tuttavia, alcuni politici ne fanno un uso smodato, spesso preferendo non andare in causa nonostante le testate scelgano di non mediare. Ad esempio, Matteo Renzi ha avviato 18 tentativi di mediazione con Il Fatto, mentre Guido Crosetto ha usato questa pratica otto volte nei confronti di Domani.

Le conseguenze e il contesto europeo

Secondo il report di Case, l’Italia è classificata al primo posto in Europa per numero di querele infondate, dette Slapp. Nel 2025, il paese ha registrato 21 casi su 167 mappati in tutta l’Unione Europea. Tra questi, ci sono casi significativi come la querela di Daniela Santanché contro l’Espresso, con una richiesta di risarcimento da 5 milioni di euro, e quella di Adolfo Urso contro Il Foglio e Il Riformista, per un importo compreso tra 250mila e 500mila euro. La direttiva europea del 2024 ha cercato di limitare questo fenomeno, ma l’Italia non ha ancora recepito la norma, con conseguenze negative per la libertà di informazione.

La mancanza di risposte concrete ha alimentato preoccupazioni. La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia, a causa della mancata recepimento della direttiva contro le querele infondate. La situazione ha suscitato dibattiti e preoccupazioni, soprattutto a causa della crescita del fenomeno e della mancanza di risposte concrete da parte delle istituzioni. La libertà di informazione, un pilastro fondamentale della democrazia, sembra essere in pericolo, con i media più critici verso il governo che diventano i bersagli principali delle querele. La situazione richiede una riflessione approfondita e una risposta concreta da parte delle istituzioni.