Sinodalità in Europa: fraternità e cammino comune tra Chiese diverse

Sinodalità in Europa: fraternità e cammino comune tra Chiese diverse, con l’esperienza dell’Ucraina.

Il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, ha sottolineato durante il simposio europeo su sinodalità, svoltosi a Wels il 17 settembre, che nonostante le differenze, la vocazione della Chiesa è quella di essere fratelli. L’evento, che ha visto la partecipazione di delegazioni da 30 Paesi, ha visto il coinvolgimento non solo di vescovi, ma anche di esperti laici e membri delle commissioni sinodali, con l’obiettivo di proseguire nella attuazione mondiale del Sinodo sulla sinodalità e definire i passi verso l’Assemblea Ecclesiale europea prevista per il 2028.

Fraternità e cammino comune

“Abbiamo pregato insieme, abbiamo parlato insieme, abbiamo sentito che abbiamo una vocazione comune in Europa, malgrado tutte le differenze che esistono”, ha spiegato Hollerich ai media vaticani. L’arcivescovo ha sottolineato l’importanza di tradurre il Sinodo in una cultura concreta nelle Chiese locali, affermando che il documento finale deve essere generale e concretizzato nelle diverse culture. “È un processo serio e normale che il lavoro di discernimento e concretizzazione prenderà del tempo”, ha aggiunto.

Il cardinale ha anche sottolineato l’importanza di ascoltare e comprendere le opinioni dei fedeli, senza metterli in categorie. “Noi dobbiamo prendere sul serio quello che i vescovi, i fedeli, di lì dicono, non mettere subito una categoria su ciò che dicono, ma veramente sentire e cogliere la verità della persona che lo dice, nella sua sincerità, nel suo cammino nella Chiesa verso Dio”, ha evidenziato. Se facciamo questo, allora non siamo nemici, ma fratelli.

La voce dell’Ucraina

La voce dell’Ucraina è stata portata durante i lavori del simposio da monsignor Maksym Ryabukha, vescovo di Donetsk. In un Paese afflitto dalla guerra, il vescovo ha spiegato che la questione della sinodalità è una realtà quotidiana della vita della Chiesa. “In questo periodo drammatico, mi accorgo che da vescovo mi trovo in una famiglia: del clero, dei religiosi, dei seminaristi. Ci sentiamo un corpo solo e viviamo uno spirito di fraternità e condivisione che ci permette di guardare insieme la realtà, di condividere, chiedere consigli, chiedere aiuto”, ha detto.

Ryabukha ha anche rilevato “una grande compartecipazione alla vita della Chiesa e alle sfide nel tempo della guerra da parte di tutto il popolo dei fedeli”. “Il mondo dei laici si sente unitissimo a tutto ciò che riguarda la vita spirituale, la crescita, il cammino quotidiano che si fa con gesti di amore, solidarietà, sostegno”, ha aggiunto. Il vescovo ha sottolineato che la Chiesa ucraina può portare doni alle altre Chiese in Europa, come il coraggio di guardare la realtà e porsi domande di senso.

La Chiesa in Europa è in cammino, come ha sottolineato suor Nathalie Becquart, sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo. “Quello che ho visto e ho ascoltato qui è l’importanza di sviluppare relazioni tra membri della Chiesa dei diversi Paesi, perché l’Europa è molto diversa, ma allo stesso tempo è unita dal punto di vista geografico e della storia”, ha raccontato. “Una lunga storia del cristianesimo in Europa”. La religiosa ha sottolineato l’importanza di “rafforzare l’ascolto reciproco”, un lavoro non privo di ostacoli. “È un processo che ha bisogno di tempo”, ha spiegato. Ma vediamo sempre, in tutti i contesti del mondo, quando le persone si mettono insieme in uno stile sinodale di preghiera, con una dimensione spirituale molto forte, con il metodo sinodale della conversazione dello Spirito, ci sono dei frutti, i frutti dello Spirito Santo.

Non dobbiamo avere paura di parlare, sempre cercando come Chiesa di essere più uniti. Uniti nella diversità, ha concluso suor Becquart.