Riforma acque minerali in Basilicata: Cifarelli critica l’uso di termini esagerati, Pepe sottolinea il miglioramento del quadro normativo
Nuova normativa sulle acque minerali in Basilicata: Cifarelli critica l’uso di termini esagerati, Pepe sottolinea il miglioramento del quadro normativo.

Il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato la riforma della disciplina in materia di ricerca e coltivazione delle acque minerali e termali, un provvedimento che ha suscitato reazioni contrastanti tra i rappresentanti istituzionali. Il consigliere regionale Roberto Cifarelli ha definito l’intervento come un “aggiustamento normativo spacciato per riforma”, sottolineando come il vero risultato sia l’aumento progressivo delle royalties per i Comuni e per il Parco del Vulture. Dall’altra parte, l’assessore alle Infrastrutture Pasquale Pepe ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto e per il miglioramento del quadro normativo.
Un aggiustamento, non una riforma
Cifarelli ha espresso preoccupazione per l’uso di termini come “riforma” per descrivere un intervento che, nella sostanza, rappresenta solo un aggiustamento normativo. Secondo il consigliere, la norma non ha un impatto politico o riformatore significativo, ma è un’azione tecnica volta a correggere criticità applicative. “La disciplina regionale del settore è stata interessata da otto diverse leggi e oltre quaranta modifiche normative”, ha ricordato, sottolineando come il provvedimento corregga anche scelte fatte dallo stesso centrodestra regionale durante la precedente legislatura.
La riforma non è una svolta, ma una manutenzione legislativa.
Le royalties e il ritorno economico ai territori
Il punto di maggiore rilievo del provvedimento è l’aumento progressivo delle royalties destinate ai Comuni e al Parco del Vulture. Cifarelli ha sottolineato che il risultato più significativo è rappresentato dall’emendamento approvato, che consente di incrementare la quota delle royalties in modo chiaro e verificabile. “Le royalties devono servire a migliorare le infrastrutture, proteggere l’ambiente, preservare le sorgenti e compensare concretamente le comunità locali”, ha spiegato il consigliere.
Pepe, invece, ha definito la norma come “una legge costruita con rigore tecnico e visione istituzionale”, sottolineando come il provvedimento abbia risposto a criticità applicative che si trascinavano da anni. “Il contributo per l’acqua emunta e non imbottigliata è ora determinato in modo equo, con un criterio forfettario basato su dati tecnici”, ha spiegato l’assessore, aggiungendo che il provvedimento rafforza il ritorno economico per i territori. La norma introduce inoltre l’obbligo per i concessionari di comunicare trimestralmente alla Regione i dati relativi ai volumi di acqua imbottigliata e di acqua emunta e non imbottigliata, abroga la disciplina transitoria introdotta nel 2020. L’approvazione del ddl segna un passo avanti nella modernizzazione della disciplina regionale, con un focus su sostenibilità, trasparenza e equità.

Il confronto in Consiglio regionale ha ulteriormente arricchito il provvedimento, confermando come il dialogo istituzionale rappresenti un valore quando è orientato a dare risposte ai territori. Pepe ha sottolineato che il lavoro svolto con gli uffici regionali, i sindaci, le imprese e i rappresentanti dei territori ha portato a un risultato concreto. “Abbiamo affrontato una materia complessa con l’obiettivo di superare criticità applicative che si trascinavano da tempo”, ha affermato l’assessore. La riforma modifica e integra la legge regionale che disciplina la ricerca e la coltivazione delle acque minerali e termali, aggiornando il sistema contributivo applicato ai concessionari. La principale novità riguarda il contributo dovuto per l’acqua emunta e non imbottigliata, compresa quella utilizzata a fini industriali. Il testo stabilisce che il contributo sia determinato applicando un’aliquota di 0,30 euro per metro cubo al 20 per cento del volume complessivo dell’acqua imbottigliata, introducendo un criterio forfettario fondato sulle risultanze dell’istruttoria tecnica.
La scelta del parametro del 20 per cento deriva dall’analisi dei processi produttivi del settore e rappresenta una stima prudenziale della quota di acqua emunta ma non destinata alla commercializzazione, superando le difficoltà di una misurazione diretta e uniforme dei quantitativi impiegati per esigenze tecniche. “Ho tenuto confronti sul territorio con sindaci, rappresentanti istituzionali, rappresentanti del mondo delle imprese e cittadini, a valle dei quali, come da impegni, è stata incrementata la percentuale di royalties in favore dei comuni ed è istituita per il Parco del Vulture”, ha spiegato Pepe.
Con questa riforma, afferma l’assessore, si stabiliscono tre principi chiari: la risorsa pubblica come l’acqua deve generare un contributo a favore della collettività secondo regole certe, trasparenti ed equilibrate; le imprese che invest
