Rifugi in crisi idrica: gestori chiedono sensibilità e supporto per salvaguardare servizi
Rifugi in crisi idrica: gestori chiedono sensibilità e supporto per salvaguardare servizi

Da Cortina ad Alleghe, passando per Zoldo e Agordino, i rifugi montani si trovano in una situazione di profonda crisi idrica. I gestori, come Marco Bergamo del rifugio Sommariva al Pramperet, spiegano che l’acqua è scarseggiante e i servizi igienici a uso pubblico sono in pericolo di chiusura. La siccità, che ha colpito la montagna dolomitica, ha ridotto le riserve d’acqua a un livello critico, con sorgenti al lumicino, laghetti prosciugati e scorte quasi esaurite. I rifugi si trovano a vivere alla giornata, sperando in precipitazioni consistenti, ma per il momento non sembrano arrivare.
La situazione in montagna: acqua a scorte limitate
Il rifugio Sommariva al Pramperet, gestito da Marco Bergamo, ha solo 4mila litri di stoccaggio e consuma altrettanti al giorno. Se un rubinetto rimane aperto di notte, il rischio è di dover chiudere i bagni o le docce il giorno successivo, privando i visitatori di servizi essenziali. «Siamo pieni tutte le sere, con prenotazioni fino al 20 settembre, e da qui in avanti ci saranno anche gli italiani che salgono per l’ora di pranzo», spiega Bergamo. La situazione è drammatica, tanto che i gestori chiedono interventi e sensibilità per evitare la chiusura dei servizi.
Le conseguenze per i visitatori e i gestori
La mancanza d’acqua ha portato a una serie di misure di emergenza. A Belluno, i servizi igienici a uso pubblico sono stati chiusi dal 13 luglio. Il rifugio Vandelli sul Sorapiss, gestito da Emilio Pais Bianco, ha spiegato che le sorgenti si sono esaurite e le riserve idriche non sono più sufficienti a garantire i servizi. La cisterna viene riempita dall’elicottero, che effettua circa 15 viaggi a settimana, ma l’acqua è destinata a chi dorme, per la cucina e per alimentare il rifugio. «Sono trent’anni che sono qua e non ho mai visto una cosa del genere», ha detto Pais Bianco.
La situazione non è migliore in altre zone. Al rifugio Tissi all’ombra del Civetta, in Agordino, l’acqua è già razionata da giorni. Il gestore Valter Bellenzier ha spiegato che i bagni vengono aperti solo per urgenze e che la scorta di 100 metri cubi in cisterna non è sufficiente per il consumo quotidiano. «Se non piove entro 20 giorni, saremo senza acqua e ho già informato il Cai chiedendo di darci una mano», ha detto Bellenzier.
Un appello per sensibilità e interventi
I gestori dei rifugi chiedono una maggiore sensibilità da parte degli utenti della montagna, soprattutto in questa stagione. «Bisogna capire che per ogni sciacquone si consumano circa 40 litri, ed è necessario ridurre i consumi inutili», ha spiegato Alessandro Marinello, gestore del rifugio Scarpa ai piedi dell’Agner. La siccità ha ridotto i livelli di neve e quindi di scorta d’acqua, con conseguenze dirette sui servizi. «La situazione quassù va male», ha detto Marinello, sottolineando l’importanza di una maggiore consapevolezza e di interventi concreti per salvaguardare l’acqua.
La crisi idrica in montagna non è un fenomeno isolato, ma parte di un quadro più ampio legato ai cambiamenti climatici. I gestori chiedono supporto, sia per l’approvvigionamento d’acqua che per una maggiore attenzione da parte dei visitatori. «È necessario creare una sensibilità perché ce lo dicono i cambiamenti climatici, e non sarà certo l’unica stagione in queste condizioni», ha concluso Marinello. La situazione richiede una collaborazione tra gestori, enti locali e visitatori per trovare soluzioni sostenibili e a lungo termine.
