Un rifugio per donne in cerca di luce e speranza
Una casa in Italia offre rifugio a donne in difficoltà, con un aumento del 11,5% degli italiani tra i tesserati.

Una casa protetta, un luogo dove si cerca la luce dopo il buio. È il Padiglione Cielo Stellato dell’Opera Cardinal Ferrari, un rifugio per donne in difficoltà, dove si trovano rifugio e speranza. L’ambiente è composto da sette stanze, una cucina e un salottino, e ospita donne provenienti da oltre novanta Paesi. Tra loro, un aumento del 11,5% degli italiani e un incremento del 7,6% degli stranieri extra UE. La vita per strada per le donne può essere devastante, ma qui si cerca di trovare un posto dove sentirsi al sicuro.
Un luogo di accoglienza e di speranza
Patricia, una donna trans nata in Brasile, ha trovato in questa casa un rifugio dopo un periodo di profonda sofferenza. Ha attraversato un mondo pieno di oscurità, ma ha trovato forza tra le pagine del Vangelo e i simboli che le hanno accompagnato. “Ho sempre paura, tanta paura”, dice, mentre sembra ancora più piccola. Ma qui, tra le altre “sorelle”, si sente protetta. La casa è un luogo dove si cerca di ricostruire la vita, con l’aiuto di educatori come Marta Azzolina, che spiega come il centro diurno attiguo offre supporto a chi ha bisogno di un sostegno urgente e tempestivo.
La casa è un rifugio per donne che non hanno un posto dove andare.
Le donne che abitano nel rifugio portano con sé storie di fragilità, di perdite e di sofferenze. Lucia, una delle ospiti, prepara il caffè per tutte, mentre si siedono intorno a un lungo tavolo di legno. Ognuna ha il proprio bagaglio, fatto di solitudine, precarietà economica e abitativa, malattia, separazioni o fratture familiari. “Qui ti senti in salvo”, dice Valeria, 68 anni, con un sorriso ampio. Alfiya, 86 anni, è la più grande. Nata in Ucraina, ha sempre fatto la badante, ma ora non ha nessuno che si prenda cura di lei. “Ho sempre paura, tanta paura”, dice, mentre mostra soddisfatta la sua stanza di merletti e fenicotteri.
Storie di resilienza e di bisogno
Le storie sono tante, e spesso difficili. Maja, 64 anni, ha trovato un rifugio dopo la morte del marito e lo sfratto dalla casa popolare. “Come un pò tutte”, dice, mentre mostra una cicatrice sul petto. Il centro diurno attiguo, con la mensa e le docce, è un punto di riferimento per molte. “Di donne che frequentano il centro diurno, ce ne sono sempre di più”, spiega Marta Azzolina. Gli ingressi al centro diurno sono in forte aumento, passando da circa 67 mila del 2024 a 76 mila nel 2025. L’uso delle docce, il punto medico e le colazioni sono cresciuti del 14%, del 35% e del 24%, rispettivamente.
Il 59% delle persone accolte non dispone di alcun reddito.
Il rifugio non è solo un luogo di accoglienza, ma un progetto di autonomia e reinserimento sociale. L’obiettivo è accompagnare le ospiti verso l’autonomia abitativa e il reinserimento sociale, aiutandole a ritrovare fiducia nelle proprie capacità. “Bisogna essere combattenti”, dice Patricia. Ma per ora, si prende il caffè, tutte insieme, al sicuro. Il loro viaggio verso una vita nuova è ancora in corso, ma qui si cerca la luce, e si cerca di non smettere di combattere.
