Robot umanoidi in fiamme e record a Pechino: la sfida tra tecnologia e autonomia
Robot umanoidi si rompono e rompono record a Pechino, testando capacità e limiti in competizioni robotiche.

Il 25 agosto 2026, a Pechino, si è svolta la seconda edizione dei World Humanoid Robot Games, evento che ha visto robot umanoidi correre, combattere e svolgere compiti domestici, ma anche rompersi e addirittura prendere fuoco. L’evento, ospitato al National Speed Skating Oval, ha messo in mostra sia le capacità tecniche dei robot che i loro limiti, con un mix di performance spettacolari e test pratici che hanno sottolineato la distanza tra la tecnologia attuale e l’autonomia reale. Tra i momenti più memorabili, un robot dell’Honor si è disintegrato mentre correva accanto a due Tian Gong Ultras, mentre altri hanno tentato di superare il record del 100 metri di Usain Bolt, senza riuscire a fermarsi in tempo.
Record e limiti: la dualità dei robot umanoidi
Se i robot umanoidi hanno superato alcuni record, come il 100 metri, il loro comportamento ha anche rivelato le loro fragilità. Molti non riescono a fermarsi, si spengono o si danneggiano durante le gare, a volte anche in modo drammatico. Questo ha suscitato dibattiti tra i ricercatori, tra cui Dipam Patel, un PhD candidate in computer science presso l’Università di Purdue e ricercatore presso l’US Army DevCom Army Research Lab. Secondo Patel, sebbene i robot siano migliorati notevolmente, sono ancora lontani dall’essere autonomi in modo completo. Se si supera la linea di arrivo, non importa se si ferma o si rompe, ha spiegato Patel, sottolineando che i robot sono progettati per compiere un’unica funzione, non per adattarsi a situazioni impreviste.
Test pratici: dalla pulizia alla gestione di emergenze
Accanto alle gare spettacolari, i robot hanno anche affrontato compiti più quotidiani, come lavare e appendere la biancheria, o gestire un’interferenza inaspettata, come un pacchetto da consegnare. Questi test hanno messo in luce la difficoltà dei robot a svolgere compiti che gli umani eseguono con naturalezza. La Global Times ha riferito che in un evento di libreria, i robot dovevano riconoscere i libri restituiti e riporli al loro posto, un compito che richiede non solo capacità visive, ma anche ragionamento. Allo stesso tempo, un evento di estinzione di incendi ha visto solo tre su dodici team completare la sfida, dimostrando che i robot, anche in situazioni critiche, non sono ancora pronti per operare in modo autonomo.
Patel ha sottolineato che, nonostante i progressi, i robot sono ancora molto dipendenti dall’interazione umana. Molti eventi hanno permesso il controllo remoto dei robot, penalizzando i punteggi se non si eseguivano compiti in modo autonomo. L’autonomia reale è ancora lontana, ha detto, aggiungendo che i robot richiedono un addestramento esteso per gestire situazioni complesse. Anche se alcuni robot sono dotati di moduli 5G per comunicare con sistemi cloud, la capacità di operare in modo indipendente rimane un obiettivo ambizioso.
Nonostante i limiti, i robot umanoidi stanno attirando un’enorme quantità di investimenti. Nel 2025, oltre 6 miliardi di dollari sono stati destinati a aziende che sviluppano robot umanoidi, con aziende cinesi che si distinguono per la loro aggressività nel test e nella distribuzione. Al tempo stesso, negli Stati Uniti, aziende come Boston Dynamics e Agility Robotics stanno accelerando i loro piani di commercializzazione. Tuttavia, non tutti i ricercatori condividono l’entusiasmo per i robot umanoidi. Alcuni, come Patel, credono che i robot più utili siano quelli di forme e dimensioni diverse, adatti a compiti specifici. Per lui, il focus è su algoritmi che permettano a diversi tipi di robot di eseguire compiti in modo fluido e senza interruzioni.
—
