Sabrina Lim, ingegnere, ha abbandonato lavoro in banca per imparare a fare il pane

Sabrina Lim, ingegnere, ha lasciato lavoro in banca per diventare panificatrice dopo un’esperienza in Corea

Una donna in cucina con impasto e forno, mentre mostra un prodotto di panificazione
Una donna in cucina con impasto e forno, mentre mostra un prodotto di panificazione

Sabrina Lim, laureata in ingegneria all’Imperial College di Londra, ha lasciato un lavoro stabile in banca per dedicarsi alla panificazione. La decisione, presa dopo un viaggio in Corea, è nata da un’esperienza unica: l’assaggio del salt bread, un panino dolce-salato al burro diventato un fenomeno virale nelle panetterie locali. L’esperienza l’ha convinta a cambiare vita, affidandosi all’intelligenza artificiale per superare i mesi di tentativi falliti. Ora, con tre varianti del suo salt bread in vendita attraverso pop-up, si dice felice di dove è arrivata.

Un’esperienza che ha cambiato la vita

Durante un viaggio in Corea, Lim si è messa in coda per un’ora e mezza fuori da un forno locale per provare il salt bread. «È stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita», dice. «Non ero mai stata in un forno che mi avesse lasciato un’impressione così forte, e volevo ricrearlo». L’idea di abbandonare un lavoro stabile in banca, dopo un master conseguito all’Imperial College London, le ha dato un senso di libertà. «Avevo paura a lasciare un lavoro stabile per buttarmi in qualcosa di nuovo, senza un vero piano», ammette.

Un percorso di apprendimento e innovazione

La transizione non è stata semplice. «Avete mai provato a fare il pane? È dura», racconta Lim, spiegando di aver attinto soprattutto da ricette americane trovate online, rivelatesi però poco adatte al clima e agli ingredienti disponibili a Singapore. «Non sapevo nemmeno che consistenza cercare mentre impastavo», ammette. Il marito ha dovuto mangiarsi tutti i suoi prodotti falliti, ma il momento sembrava giusto: «Se volevo lavorare a qualcosa di completamente mio, farlo prima di un mutuo, di prestiti o di figli era il momento giusto». La svolta arriva quando un titolare di caffè la contatta su TikTok per offrirle un’opportunità di vendita nel suo locale.

Lim si appoggia all’intelligenza artificiale per orientarsi tra le infinite fonti online. Utilizza Gemini per confrontare ricette e capirne le differenze scientifiche, un metodo che le permette di evitare di perdersi tra articoli. «Se dovessi cercare su Google, ci sarebbero troppi articoli da passare al setaccio», spiega. L’IA le affianca anche nella gestione del business, dalla revisione degli script per i social alla creazione di un modulo d’ordine per i pop-up, che le ha permesso di tagliare del 80% il tempo dedicato alla parte amministrativa. Per farsi conoscere senza investire capitali, Lim inizia a documentare il proprio percorso sui social.

La sfida più grande per Lim resta imparare a vendere. Gestire i social, dialogare con i clienti, trasformare chi guarda i video in acquirenti. «Ogni volta che annuncio un nuovo pop-up mi assale ancora un’ondata d’ansia, la paura che non compri nessuno», confessa. Il tempo resta la risorsa più scarsa: tra vendita, cottura, imballaggio e pulizie, il mese scorso non le è rimasto spazio per filmare o pubblicare contenuti, con conseguenze ancora incerte su visibilità e vendite. Avendo già raggiunto l’obiettivo iniziale — vendere in meno di cento giorni — Lim si trova ora a un bivio, senza sapere se investire, assumere aiuto o proseguire così com’è. «Non so cosa mi aspetta, ma sono felice di dove sono arrivata».