Saman: Il processo di carta e il delitto di Novellara
HBO MAX presenta “Saman: The hidden truth”, una docuserie che smaschera il fallimento delle istituzioni nell’omicidio di una ragazza pachistana.

Saman Abbas, diciottenne pachistana assassinata a Novellara nel maggio 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato, è al centro di una docuserie HBO MAX intitolata “Saman: The hidden truth”. La serie, diretta da Francesca Mazzoleni, si concentra sul processo di carta e sul fallimento delle strutture di protezione che hanno lasciato la vittima esposta al rischio. La serie, uscita il 18 settembre 2026, rappresenta un’analisi fredda e contabile del caso, smontando le narrazioni di un’Italia impreparata a fronteggiare il fondamentalismo culturale.
Un processo d’autore sulla catena di omissioni
La docuserie non si limita a raccontare la cronaca di un omicidio, ma si propone come un processo d’autore, mettendo in luce le omissioni, i ritardi e l’ipocrisia che hanno portato alla morte di Saman. La serie si basa su materiale d’archivio, come messaggi chat, intercettazioni telefoniche e video delle telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola in cui i genitori e lo zio della ragazza pianificavano la sparizione. La regia spietata e il montaggio serrato rendono visibile la complicità di una struttura statale che non ha compreso la portata del pericolo.
La pornografia del dolore e il ritorno alla verità
La serie rifiuta la pornografia del dolore, un concetto che ha dominato la televisione italiana per anni. Invece di drammatizzare le tragedie umane, “Saman: The hidden truth” adotta un registro asciutto e teso, con una fotografia cupa e desaturata che trasforma i campi della pianura padana in un paesaggio desolato. Le interviste ai periti, agli investigatori e agli amici della vittima non servono a creare emozione, ma a ricostruire la freddezza contabile dei carnefici. Il contrasto tra il desiderio di libertà occidentale di una ragazza e la spietata logica arcaica dei suoi assassini viene restituito senza filtri.
La serie non utilizza attori per riprodurre la realtà, ma si basa sul peso specifico delle prove, sul rigore delle perizie e sulla freddezza dei fatti nudi e crudi. Questo approccio ha reso “Saman: The hidden truth” un’opera indispensabile, uno schiaffo in faccia a chi preferisce volgere lo sguardo altrove o rifugiarsi nel conformismo delle tesi preconfezionate. La docuserie rappresenta un ritratto spietato di un’Italia a due velocità e di un sistema che ha fallito quando la posta in gioco era la vita stessa di una giovane donna.
La serie ha suscitato un dibattito su come la televisione italiana ha trattato il caso di Saman Abbas, trasformandolo in un teatrino di posizionamento ideologico. La docuserie, invece, ha spazzato via le perifrasi consolatorie e ha mostrato la verità senza filtri. Con una durata di circa 60 minuti per episodio, “Saman: The hidden truth” è un’esperienza cinematografica che non si limita a raccontare un caso, ma si propone come un’analisi profonda e senza compromessi del sistema che ha permesso l’omicidio di una ragazza.
