Sanzioni per due programmi tv per immagini del corpo di Chiara Poggi

Due programmi televisivi sanzionati per aver mostrato immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi, violando la dignità della vittima.

Immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi in tv, sanzionate per violazione della dignità
Immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi in tv, sanzionate per violazione della dignità

Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato due programmi televisivi per aver mostrato immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi, uccisa nel 2007 a Garlasco. La decisione, pubblicata il 29 luglio 2026, punisce le trasmissioni “Le Iene Inside” e “Zona Bianca” per aver violato il principio di essenzialità dell’informazione e la dignità della vittima e della sua famiglia. La sanzione complessiva ammonta a 59.606 euro, con 51.091 euro per “Le Iene” e 8.515 euro per “Zona Bianca”. Il divieto di ulteriore diffusione delle immagini è stato inoltre disposto.

Violazione della dignità e del diritto di cronaca

Il Garante ha sottolineato che la diffusione di immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi, con dettagli di sangue e ferite, non è giustificata in base al principio dell’essenzialità dell’informazione. Secondo il provvedimento, tali immagini non aggiungono informazioni utili al pubblico né contribuiscono a chiarire i fatti del delitto. La pubblicazione è stata ritenuta lesiva della dignità della vittima e della sua famiglia, nonostante l’obiettivo dichiarato di approfondire l’inchiesta sul caso Garlasco.

Le immagini non hanno fornito elementi investigativi nuovi né hanno reso più chiara la vicenda.

La posizione dei genitori e del Garante

I genitori di Chiara Poggi, Giuseppe Poggi e Rita Preda, avevano presentato due reclami per la diffusione delle immagini. L’avvocato Vinicio Longo, che ha rappresentato la famiglia, ha espresso pieno sostegno al provvedimento del Garante. Secondo il legale, le immagini non sono state indispensabili per illustrare un elemento investigativo nuovo, e non hanno reso più chiara la vicenda. Il Garante ha ribadito che la spettacolarizzazione mediatica del caso è andata oltre il diritto di cronaca, degradandosi in una “continua e morbosa spettacolarizzazione”.

La famiglia ha già presentato due reclami aggiuntivi nei confronti di un’altra trasmissione e di un settimanale.

Il presidente del Garante, Pasquale Stanzione, ha sottolineato che la visione di dettagli del corpo senza vita non è necessaria per raccontare fatti di interesse pubblico. Le immagini, inoltre, non hanno fornito informazioni utili né hanno contribuito a spiegare meglio le modalità del delitto. Il Garante ha anche ricordato che, in più occasioni, ha richiamato gli organi di informazione al rispetto della dignità della vittima e della sua famiglia, ma i precedenti richiami non hanno impedito la diffusione delle immagini.

Immagini del corpo senza vita di Chiara Poggi in tv, sanzionate per violazione della dignità, immagine di approfondimento

Il caso Garlasco, che vede indagato Andrea Sempio, è tornato al centro dell’attenzione con la riapertura dell’inchiesta. La vicenda, che ha visto Chiara Poggi uccisa nel 2007 dall’allora fidanzato Alberto Stasi, ha suscitato un interesse mediatico persistente. Il Garante ha sottolineato che l’attenzione mediatica è andata ben oltre il diritto di cronaca, con una spettacolarizzazione che ha reso il caso un tema ricorrente nei palinsei. La decisione di sanzionare i due programmi tv rappresenta un ulteriore passo per limitare la diffusione di immagini lesive della dignità della vittima.

La famiglia di Chiara Poggi ha espresso soddisfazione per il provvedimento e ha espresso la volontà di proseguire con ulteriori azioni legali. L’avvocato Vinicio Longo ha confermato che la famiglia ha già presentato due reclami aggiuntivi nei confronti di un’altra trasmissione televisiva e di un settimanale. Il Garante ha ribadito che la pubblicazione di immagini del sangue e del cadavere non è giustificata in base ai benefici informativi che potrebbero derivarne, e che il sacrificio della dignità richiesto non si giustifica rispetto agli effetti pregiudizievoli sul diritto alla riservatezza della vittima e della sua memoria.