Siccità e pascoli bruciati, Coldiretti lancia l’allarme sugli allevamenti di montagna
Coldiretti denuncia la crisi della siccità: pascoli secchi negli alpeggi e scarsità d’acqua mettono in difficoltà gli allevamenti di montagna con spostamenti continui del bestiame.

La siccità mette in ginocchio gli allevamenti di montagna. Secondo Coldiretti, sugli alpeggi l’acqua scarseggia sempre più e i pascoli risultano ormai completamente secchi, costringendo gli allevatori a continui spostamenti del bestiame alla ricerca di zone ancora praticabili. Una situazione critica che interessa direttamente le aziende zootecniche alpine, le quali affrontano ogni giorno sfide logistiche e economiche senza precedenti a causa del deficit idrico e della siccità che caratterizza questa stagione.
La crisi dell’acqua e dei pascoli sugli alpeggi
La scarsità di acqua rappresenta uno dei problemi più urgenti. Negli alpeggi tradizionali, l’approvvigionamento idrico per il bestiame diventa sempre più difficile, con conseguenze dirette sulla gestione quotidiana delle mandrie. Gli allevatori si trovano costretti a cercare fonti alternative o a ricorrere a sistemi di approvvigionamento supplementare, operazioni che comportano costi aggiuntivi significativi e richiedono tempo e risorse già limitate.
Parallelamente, la situazione dei pascoli risulta critica. I pascoli completamente secchi obbligano gli allevatori a continui spostamenti del bestiame, alla ricerca di zone dove la vegetazione mantiene ancora una minima capacità nutritiva. Questi trasferimenti frequenti comportano stress sia per gli animali sia per gli operatori, incidendo sulla qualità della produzione e sulla sostenibilità economica delle aziende.
Impatti sulla zootecnia di montagna e le prospettive
L’allarme lanciato da Coldiretti sottolinea come gli allevamenti di montagna, già caratterizzati da margini di profitto ridotti e da condizioni operative complesse, si trovano ora di fronte a una sfida strutturale. La combinazione di carenza idrica e pascoli bruciati compromette il ciclo produttivo naturale su cui si basa la zootecnia alpina tradizionale, quella che storicamente ha rappresentato un presidio economico e paesaggistico fondamentale per le comunità montane.
La difficoltà di mantenere le mandrie in alpeggio durante la stagione estiva rischia di modificare profondamente gli equilibri produttivi. Gli allevatori potrebbero essere costretti a ridurre i tempi di pascolo montano, anticipando i rientri in pianura con tutte le implicazioni che ne derivano in termini di costi di alimentazione artificiale, gestione degli spazi e qualità della produzione. In questo contesto, il ruolo della siccità emerge come fattore determinante nella riconfigurazione della zootecnia regionale.
L’associazione agricola, attraverso il suo allarme, sottolinea la necessità di interventi che supportino gli allevatori nel superamento di questa fase critica. La questione della siccità negli alpeggi richiama l’attenzione sulla fragilità crescente dei sistemi agricoli montani di fronte ai cambiamenti delle condizioni climatiche e sulla urgenza di strategie di adattamento che coinvolgono sia la ricerca di soluzioni tecniche sia il supporto economico alle aziende colpite.
