Sony accusa WPP di gestire un sistema di rimborsi globali non trasparenti
Sony accusa WPP di gestire un sistema di rimborsi globali non trasparenti, con accuse di frode e mancato rispetto dei contratti.
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Un ex dipendente di WPP, Richard Foster, ha presentato nuove accuse in un processo legale, affermando che Sony, uno dei principali partner dell’azienda, ha condotto un’indagine che ha rivelato un sistema di rimborsi globali non trasparenti. Secondo il caso, Sony ha presentato una slide intitolata “impact for WPP Advertisers — China 2024”, in cui si afferma che circa $110 milioni sono stati restituiti ai clienti nel 2024, mentre $350 milioni sono rimasti nel fondo di rimborsi “per utilizzo futuro” da parte di WPP. L’indagine di Sony ha concluso che il sistema era un “schema di frode” che coinvolgeva diversi mercati, tra cui la Cina.
Un sistema di rimborsi in questione
Secondo il caso, il sistema di rimborsi utilizzato da WPP consisteva in una pratica in cui le agenzie acquistavano grandi volumi di media a prezzo scontato, li rivendevano ai clienti e realizzavano margini sulle vendite. Questa pratica, nota come “principal media”, è comune in alcuni mercati, tra cui la Cina, dove i rimborsi e l’uso di intermediari sono particolarmente diffusi. Tuttavia, il caso sottolinea che questa pratica potrebbe costituire una violazione contrattuale o addirittura frode se non è adeguatamente comunicata ai clienti o se gli annunciatori vengono ingannati.
Il caso ha anche rivelato che Sony ha basato le sue conclusioni su dati derivati da indagini indipendenti, comprese le testimonianze di ex dipendenti di WPP e GroupM, l’azienda madre di WPP. La società ha rifiutato di commentare il caso, affermando che non commenta le cause pendenti. WPP, invece, ha sostenuto che le accuse sono infondate e ha presentato una nuova richiesta per l’archiviazione del caso.
Un ex dipendente cerca giustizia
Richard Foster, ex dirigente di GroupM, ha accusato WPP di averlo licenziato dopo che aveva sollevato preoccupazioni circa un’operazione globale di rimborsi non etica. Secondo il caso, Foster ha rifiutato un pacchetto di terminazione a sei cifre che includeva un’obbligazione di silenzio riguardo alle pratiche non dichiarate di WPP. L’ex dipendente cerca almeno $100 milioni in danni e afferma che le indagini di Sony hanno confermato anni di segnalazioni interne.
WPP ha affermato di aver cooperato pienamente con le autorità cinesi riguardo ai processi legali nei confronti dei propri ex dipendenti. Di Fei, ex capo dell’investimento in Cina per GroupM, è stato condannato a una pena di vita per aver ricevuto tangenti per un totale di $176 milioni. Di Fei ha appena iniziato a fare appello contro questa condanna. La pratica dei rimborsi, pur non essendo illegali per sua natura, solleva questioni di trasparenza e contabilità se non è adeguatamente comunicata.
Un gruppo di settore statunitense ha avvertito che i rimborsi potrebbero costituire una violazione contrattuale o frode se non sono comunicati ai clienti o se gli annunciatori vengono ingannati. La pratica del “principal media” è un tema divisivo nel settore pubblicitario, con critiche che indicano conflitti di interesse potenziali per le agenzie, che potrebbero essere incentivati a guidare i marketer verso media già acquistati, piuttosto che quelli più adatti agli obiettivi delle campagne dei clienti. Le accuse di Sony sono basate su dati derivati da indagini esterne e testimonianze di ex dipendenti. WPP ha sostenuto che le accuse sono infondate e ha presentato una nuova richiesta per l’archiviazione del caso.
