Cina combattiamo miti pseudo-storici che attribuiscono civiltà all’Occidente

Cina critica teorie pseudo-storiche che attribuiscono civiltà all’Occidente, usando AI per diffondere false narrazioni.

Cina critica teorie pseudo-storiche che attribuiscono civiltà all’Occidente, usando AI per diffondere false narrazioni
Cina critica teorie pseudo-storiche che attribuiscono civiltà all’Occidente, usando AI per diffondere false narrazioni

La Cina combatte teorie pseudo-storiche che attribuiscono civiltà all’Occidente

Un’agenzia di propaganda provinciale cinese ha lanciato un allarme sui miti pseudo-storici che sostengono l’origine occidentale delle civiltà, accusando tali teorie di diffondere false narrazioni e di minare la coesione sociale. L’account “Zhejiang Propaganda”, affiliato al dipartimento di propaganda del Jiangsu, ha sottolineato come il fenomeno si stia diffondendo online, con l’uso di intelligenza artificiale per produrre contenuti pseudo-storici su larga scala. Queste teorie, spesso associate a gruppi nazionalisti Han, sostengono che civiltà come quella greca o europea siano in realtà originarie della Cina, con esempi come l’attribuzione della nascita dei britannici al paese cinese Yingshan, per la somiglianza del nome con “Inghilterra”.

La postazione ha criticato i sostenitori di tali teorie, accusandoli di tracciare in modo forzato i successi della civiltà occidentale a ritroso fino alla Cina. In un esempio specifico, si afferma che Aristotele non avesse mai esistito, mentre si sostiene che opere greche siano state distrutte a causa della scarsità di carta. Allo stesso tempo, si sostiene che la Rivoluzione Industriale sia stata ispirata da testi cinesi come l’Enciclopedia Yongle, e che calcolo e macchine a vapore siano stati inventati in Cina prima di essere “rubati” dall’Occidente.

Le teorie pseudo-storiche e la loro diffusione

Secondo il post, i sostenitori di tali teorie spesso rifiutano qualsiasi evidenza storica, accusando i documenti di essere alterati o i dati di essere falsificati. Un esempio citato riguarda l’affermazione che Aristotele non avesse mai esistito, mentre si sostiene che opere greche siano state distrutte a causa della scarsità di carta. Allo stesso tempo, si sostiene che la Rivoluzione Industriale sia stata ispirata da testi cinesi come l’Enciclopedia Yongle, e che calcolo e macchine a vapore siano stati inventati in Cina prima di essere “rubati” dall’Occidente. L’uso di AI ha reso più facile la diffusione di tali contenuti, con la possibilità di creare pagine realistiche di libri antichi e sigilli falsi.

La diffusione di tali teorie ha portato a una frammentazione della percezione sociale e a una distorsione della storia. L’agenzia ha avvertito che tali narrazioni, se non contrastate, potrebbero danneggiare la coesione nazionale e diffondere un’idea distorta della storia. Inoltre, i sostenitori di tali teorie spesso si sovrappongono ai nazionalisti Han, che vedono il dinastia Qing, guidata dai Manchi, come un’entità coloniale. La Cina ha recentemente vietato una serie di account social media associati a tali teorie, ma il fenomeno persiste, con seminari online che attirano migliaia di partecipanti, come il caso del professor Huang Heqing, considerato uno dei promotori principali di questa alternativa storica.

La promozione della “confidenza culturale” ha dato origine a narrazioni che celebrano la forza e la ricchezza della storia cinese. Tuttavia, l’agenzia ha sottolineato che tali teorie non solo ignorano i dialoghi tra civiltà, ma rappresentano una forma di inquietudine culturale. Zhao Xianhai, studioso dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha affermato che tali visioni storiche potrebbero danneggiare la base della storia nazionale.

La Cina ha sempre rifiutato di supportare le teorie pseudo-storiche, e i testi ufficiali non ne contengono traccia. La partecipazione a conferenze internazionali, come il primo Congresso Mondiale delle Classici, congiunto con la Grecia, ha dimostrato l’impegno della Cina a promuovere una visione più equilibrata e veritiera della storia.