Le tasse sul lavoro hanno mitigato il calo degli stipendi in Italia

Le tasse sul lavoro hanno ridotto le disuguaglianze e attenuato il calo degli stipendi in Italia, secondo un nuovo studio dell’UPB.

Lavoratori italiani con stipendi lordi e netti ridotti, ma il sistema fiscale ha mitigato il calo
Lavoratori italiani con stipendi lordi e netti ridotti, ma il sistema fiscale ha mitigato il calo

Le tasse sul lavoro hanno mitigato il calo degli stipendi in Italia, secondo un nuovo studio dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB). Dal 1990 al 2026, gli stipendi lordi si sono ridotti dell’8,2 per cento nei settori dell’industria, delle costruzioni e dei servizi, mentre quelli netti, cioè dopo le tasse, del 4,9 per cento. Questo risultato è stato raggiunto grazie a riforme fiscali che hanno redistribuito il carico fiscale in modo progressivo, favorendo i redditi medio-alti e limitando le disuguaglianze.

Un sistema fiscale che ha ridotto le disuguaglianze

Le riforme degli ultimi anni hanno ridistribuito il carico fiscale in modo che gravi di più su chi ha redditi medio-alti, riducendo così le disuguaglianze. L’UPB ha calcolato che il sistema fiscale italiano ha contribuito a ridurre le disuguaglianze, anche se solo in modo limitato. L’indice di Gini, una misura della disuguaglianza, è aumentato da 0,33 a 0,4 per i redditi lordi, ma solo da 0,3 a 0,33 per quelli netti, dimostrando l’effetto redistributivo del sistema fiscale. Le riforme fiscali hanno reso il sistema più progressivo, con un aumento della capacità redistributiva. Il governo di Giorgia Meloni ha ridotto il numero delle aliquote dell’IRPEF da quattro a tre, e ha abbassato le prime due aliquote, quelle che si applicano sui redditi bassi e medi. Queste modifiche hanno contribuito a mitigare il calo degli stipendi, anche se non hanno risolto i problemi strutturali dell’economia italiana.

Il ruolo del part-time e della burocrazia

La diffusione del lavoro part-time ha un impatto diretto sugli stipendi complessivi della società italiana, poiché chi lavora part-time viene pagato meno di chi lavora a tempo pieno, a parità di ruolo. Secondo i dati dell’UPB, la quota di dipendenti part-time è passata dal 4,1 per cento del 1990 al 30,2 per cento del 2024. Almeno la metà di questi lavoratori lavora part-time non per scelta, ma perché non è riuscita a trovare un impiego a tempo pieno.

La burocrazia e la legislazione poco chiara hanno ulteriormente penalizzato i lavoratori, rendendoli meno produttivi rispetto ad altri paesi. Le aziende italiane, spesso piccole e inadeguate alla concorrenza internazionale, sono lente a innovare processi e tecnologie, contribuendo al calo degli stipendi. Inoltre, i lavoratori italiani si concentrano in settori poco innovativi, come il turismo e le costruzioni, con contratti precari e condizioni di lavoro massacranti. Questi fattori hanno reso l’economia italiana meno dinamica, limitando la crescita degli stipendi. Nonostante il calo reale degli stipendi lordi, il sistema fiscale ha attenuato l’effetto negativo, grazie a una redistribuzione progressiva delle tasse. Tuttavia, il problema strutturale rimane, e le riforme fiscali non sono bastate a risolverlo.