Terremoto Campi Flegrei: la sfida è convivere con il bradisismo e prevenire senza smettere
Terremoto a Campi Flegrei: il bradisismo continua a produrre effetti, con 21 feriti e 2 ricoverati in codice rosso.

Il 1 agosto 2026, un terremoto di magnitudo 4.7 ha scosso i Campi Flegrei, riaccendendo l’attenzione su un territorio che vive da anni una crisi permanente. La scossa, accompagnata da un lungo sciame sismico, ha causato ventuno feriti, due dei quali ricoverati in codice rosso. L’evento ha messo in luce una situazione complessa, in cui la comunità deve convivere con il bradisismo, un fenomeno che non si arresta e richiede una prevenzione costante. La sfida non è solo gestire l’emergenza, ma investire in sicurezza, manutenzione, informazione e programmazione.
Il bradisismo non è un evento eccezionale
La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Lucia Pappalardo, ha sottolineato che il bradisismo non si è mai fermato. Il suolo continua a sollevarsi di circa un centimetro al mese, il degassamento della Solfatara resta elevato e questi fenomeni alimentano la deformazione della crosta terrestre e quindi gli sciami sismici. Non siamo davanti a un fatto nuovo, ma alla prosecuzione di un processo che la comunità scientifica segue con continuità. La tregua delle ultime settimane non rappresentava un’inversione di tendenza, ma soltanto una fase di minore intensità.
La prevenzione deve diventare priorità
La scienza è in grado di spiegare il fenomeno, di monitorarlo con strumenti sofisticati e di indicarne le dinamiche. Tuttavia, non può stabilire quando si verificherà la prossima scossa né quale intensità potrà raggiungere. Ed è proprio questa incertezza a rendere il bradisismo diverso da molte altre emergenze naturali. Non si tratta di attribuire responsabilità affrettate, ma di interrogarsi sulla qualità del patrimonio edilizio, sulla manutenzione delle infrastrutture e sulla capacità di mettere in sicurezza gli edifici più vulnerabili.
La cronaca consegna un bilancio che non può essere liquidato come marginale. Ventuno feriti, due ricoverati in codice rosso, crolli di facciate, distacco di costoni e chiusura di porti. A questo si aggiungono ventidue nuclei familiari costretti a lasciare le proprie abitazioni e l’immediata apertura dei centri di accoglienza. Sono fatti che richiamano una responsabilità che va ben oltre la gestione dell’emergenza. La politica è chiamata a programmare, non soltanto a intervenire.
Un equilibrio difficile da mantenere
La vera sfida non consiste nel rincorrere ogni nuova scossa, ma nel costruire, giorno dopo giorno, le condizioni perché le conseguenze siano sempre più limitate. La differenza tra un territorio fragile e un territorio resiliente non sta nella possibilità di impedire il terremoto, ma nella capacità di ridurne gli effetti sulle persone. Il bradisismo obbliga a ripensare anche il concetto stesso di emergenza. Un terremoto dura pochi secondi, il bradisismo può durare anni. La comunità scientifica deve continuare a comunicare con trasparenza, evitando sia il linguaggio rassicurante a ogni costo sia quello che alimenta paure incontrollate. I cittadini hanno diritto a informazioni chiare, tempestive e comprensibili, perché la conoscenza è il primo strumento di protezione civile. Quando l’attenzione dei media si sposterà altrove, nei Campi Flegrei il bradisismo continuerà. Continueranno il monitoraggio dei ricercatori, il lavoro delle amministrazioni, la vita delle famiglie, delle scuole, delle parrocchie, delle attività economiche.
