La voce dei bambini della Terra Santa: “Non servono aerei per fare la pace”

Bambini della Terra Santa riflettono sulla pace, ispirati da San Francesco e le loro esperienze di guerra.

Il 7 ottobre 2026, a tre anni dal tragico evento che ha segnato la vita di migliaia di bambini e ragazzi in Terra Santa, padre Ibrahim Faltas, direttore delle 18 scuole della Custodia di Terra Santa, ha raccontato le domande, le paure e le speranze dei giovani di Gerusalemme. I ragazzi, segnati dalla guerra ma convinti che la pace sia ancora possibile, hanno espresso un forte impegno a diventare operatori di pace. La loro voce, pur semplice, ha riacceso la speranza in un futuro diverso.

La pace non richiede aerei

Padre Faltas ha sottolineato come i bambini, pur vivendo in un contesto di conflitto, vedano la pace come un’opzione reale. Una bambina ha chiesto: “Perché in questi anni i potenti della terra non si sono messi in viaggio e non sono venuti a fare la pace?” A questa domanda, padre Faltas ha risposto: “Hai ragione, non servono aerei per volere la pace.” La sua risposta ha trovato un eco nei ragazzi, che hanno espresso la loro convinzione che la pace sia possibile senza bisogno di mezzi tecnologici o di potere.

Un’esperienza di riflessione e speranza

La festa di San Francesco, celebrata a Gerusalemme nell’ottavo centenario della sua morte, ha offerto un momento di riflessione e di connessione con il Santo di Assisi. I bambini e i ragazzi hanno partecipato a canti, preghiere, racconti e esperienze personali che hanno messo in relazione la loro vita con la figura di San Francesco, un esempio di pace e di fede. Il padre ha ricordato come San Francesco, stanco e ammalato, avesse creduto in una possibilità e si fosse messo in viaggio per cercare la pace.

La purezza del cuore dei bambini non trova ostacoli sulla strada della pace. Anche se molti di loro soffrono di traumi difficili da cancellare, non riescono a dormire o a mangiare, la loro convinzione che la pace sia possibile rimane forte. I ragazzi, pur vivendo in un contesto di conflitto che dura da anni, si impegnano a diventare testimoni di una pace possibile. Hanno gli strumenti per farlo, e si sentono responsabili di un cambiamento di prospettiva.

Le scuole della Custodia di Terra Santa, frequentate da circa 12.000 studenti, sono un luogo di dialogo e di riflessione. I bambini e i ragazzi riflettono spesso sulla situazione che questa terra vive da quel tragico giorno, che rimane nella loro memoria. Hanno visto missili attraversare il cielo, hanno sentito rumori assordanti che non avevano suoni di pace mentre recitavano la preghiera di San Francesco prima di entrare in classe. Tuttavia, non si arrendono. Sono convinti che la pace sia ancora possibile, e si impegnano a lavorare per esserne testimoni. Un altro bambino ha detto: “Cerchiamo subito un altro Francesco!” La loro voce, pur semplice, è un segno di speranza. Non servono aerei per fare la pace, ma solo la volontà di credere in un futuro migliore. La loro esperienza, pur dolorosa, è un invito a tutti a cercare la pace, non solo attraverso azioni esterne, ma anche attraverso l’impegno interiore e la fiducia in un mondo diverso.