Bce: incertezza elevata, shock energia non è ancora finito. Crescita eurozona a rischio

Bce avverte su rischi per crescita e inflazione. Shock energia e tensioni in Medio Oriente pesano sull’eurozona.

Bce osserva tensioni in Medio Oriente e shock energia. Economia eurozona a rischio
Bce osserva tensioni in Medio Oriente e shock energia. Economia eurozona a rischio

La Banca Centrale Europea (Bce) ha lanciato un allarme per la crescita dell’eurozona, segnando un rischio al ribasso per l’attività economica e un aumento potenziale dell’inflazione. L’incertezza rimane elevata a causa del persistente shock energetico e delle tensioni in Medio Oriente, che continuano a influenzare i prezzi del petrolio e del gas. La situazione, pur mostrando alcuni segnali di miglioramento, resta fragile e dipende da fattori esterni non completamente controllabili.

Shock energetico e tensioni geopolitiche

La Bce ha sottolineato come il conflitto tra Stati Uniti e Iran, pur avviato una tregua, non abbia ancora portato a una stabilità duratura. I nuovi attacchi e la mancanza di un accordo definitivo hanno mantenuto i prezzi del petrolio e del gas in un’area di instabilità. Il petrolio, pur rimasto in calo del 1% rispetto al livello di giugno, ha visto il gas europeo recuperare quasi il 24% del calo precedente, raggiungendo quotazioni superiori del 97% rispetto ai livelli pre-conflitto. Gli stoccaggi europei, ancora storicamente bassi per il periodo dell’anno, contribuiscono a mantenere i prezzi elevati.

La situazione energetica rimane un fattore chiave per l’inflazione e la crescita.

Un’economia fragile ma con prospettive di miglioramento

Nonostante i rischi, l’eurozona ha mostrato un lieve miglioramento nel secondo trimestre del 2026. I servizi hanno recuperato una parte delle perdite registrate dopo lo shock energetico, mentre il settore digitale, in particolare l’intelligenza artificiale, ha continuato a crescere. Il mercato del lavoro resta solido, con la disoccupazione al 6,2% a maggio, vicino ai minimi storici. Tuttavia, la domanda di nuovi lavoratori sta rallentando, e le prospettive occupazionali appaiono meno favorevoli rispetto alla fase precedente il conflitto. La Bce prevede una crescita ancora contenuta nei prossimi mesi, ma sottolinea che nel medio periodo, consumi, infrastrutture, difesa, nuove tecnologie e una possibile ripresa delle esportazioni potrebbero offrire un sostegno maggiore all’attività economica. L’istituzione chiede interventi per rafforzare il mercato unico, accelerare la transizione energetica e completare l’Unione dei risparmi e degli investimenti.

Inflazione al 2,8%, ma lo shock energetico non è ancora esaurito

A giugno, l’inflazione dell’area euro è scesa al 2,8%, dal 3,2% di maggio. La componente energetica si è ridotta dall’10,8% all’8,5%, mentre l’inflazione di fondo è passata dal 2,6% al 2,4%. Anche i servizi hanno rallentato, dal 3,5% al 3,2%. Tuttavia, la Bce non si sente rassicurata. Le imprese continuano a sostenere costi elevati per l’energia e gli input produttivi, e prevedono nuovi aumenti dei prezzi di vendita.

Secondo la Bce, “l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”, perché i rincari potrebbero trasferirsi gradualmente su beni, servizi, salari e aspettative. Il Bollettino prevede che l’inflazione possa rimanere nettamente sopra il 2% fino alla prima metà del 2027, prima di ridursi grazie a una normalizzazione delle quotazioni energetiche. La Bce ha lasciato invariati i tassi di riferimento durante la riunione del 23 luglio, mantenendo i tre tassi al 2,25%, 2,40% e 2,65%. L’obiettivo resta riportare stabilmente la crescita dei prezzi al 2%, ma il percorso appare oggi più accidentato di quanto suggeriscano i numeri di giugno.