Delta del Po in ginocchio: Porto Tolle senza acqua per l’irrigazione, la siccità torna a minacciare i raccolti
Il Delta del Po vive un momento di grave crisi: Porto Tolle senza acqua per l’irrigazione, la siccità torna a minacciare i raccolti.

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Il Delta del Po vive un momento di grave crisi, con Porto Tolle che non ha più acqua dolce da distribuire ai campi. La siccità torna a minacciare l’agricoltura, con la portata del Po ai minimi storici e il cuneo salino che si avvicina all’entroterra. La situazione, purtroppo, ricorda quella del 2022, quando il territorio fu messo in ginocchio. A Pontelagoscuro, mercoledì, sono stati registrati appena 206 metri cubi al secondo, il valore più basso dell’estate nel tratto finale del fiume. La portata del Po, ormai da mesi, si mantiene al di sotto della soglia di sicurezza, rendendo inutilizzabile l’acqua dei canali per l’irrigazione.
Acqua potabile garantita, ma l’agricoltura in emergenza
Se l’agricoltura è di nuovo in emergenza, almeno sul fronte dell’acqua potabile il territorio oggi può contare su una sicurezza che quattro anni fa non esisteva. Il collegamento con il Savec, lo Schema acquedottistico del Veneto Centrale, realizzato dopo la crisi del 2022, ha permesso di garantire l’approvvigionamento idropotabile attraverso la rete collegata alle falde del Medio Brenta. «Fortunatamente dal 2023 non preleviamo più l’acqua come avveniva prima», spiega il primo cittadino. L’acqua arriva attraverso un sistema diverso, che ha ridotto i disagi del passato.
Il Polesine è stato troppo spesso considerato l’ultima ruota del carro, afferma il presidente provinciale di CIA, Erri Faccini. L’agricoltura, il settore economico più importante della provincia, non può più limitarsi a rincorrere le emergenze. Anche Coldiretti descrive una situazione ormai al limite, con l’acqua dolce sempre più difficile da reperire a causa della risalita del cuneo salino. Nel Basso Polesine, l’irrigazione avviene a giorni alterni, mentre in altre aree si assiste a un calo delle risorse idriche.
Costi in aumento e raccolti a rischio
Intanto, i costi sostenuti dalle aziende agricole aumentano. Il gasolio è tornato a 1,44 euro al litro, mentre le temperature restano stabilmente sopra i 30 gradi da oltre due settimane. La siccità non solo riduce la disponibilità di acqua, ma anche la qualità dei raccolti. Rispetto allo scorso anno, le pere perdono il 17%, le pesche e le nettarine il 18%, le susine il 20% e le albicocche addirittura il 34%, nonostante i prezzi sugli scaffali continuino a salire. A pesare è anche la crescita delle importazioni di frutta fresca, aumentate del 9% nei primi quattro mesi dell’anno, con un balzo del 44% dai Paesi africani.
Il Consorzio ha potuto contenere i danni grazie a misure straordinarie, come bypass, motopompe e turnazioni serrate dell’acqua, che hanno consentito di accompagnare le colture fino alla maturazione. «In questi giorni iniziano i raccolti», osserva la presidente Virginia Taschini. «Solo adesso gli agricoltori potranno capire quali saranno le rese reali. L’attenzione è rivolta soprattutto alle risaie, che hanno ancora bisogno di acqua per completare la maturazione». Ma le speranze sono appese al meteo. Per ora le piogge non si vedono, e quando arrivano, spesso sono così intense da scivolare via su terreni ormai induriti dalla siccità, senza riuscire a ricaricare realmente le riserve idriche del Delta.
