Lago Maggiore in secca: barche in secca e sassi che spuntano, la crisi idrica si fa sentire
Il lago Maggiore si ritira: barche in secca e sassi emergono, la crisi idrica si fa sentire in Lombardia

Il lago Maggiore, simbolo di bellezza e di equilibrio naturale, si trova in una situazione di grave tensione. A Verbano, sulla sponda varesina, le immagini di barche in secca e sassi che spuntano dal terreno emergono con forza, segnando un ritiro dell’acqua senza precedenti. Il fenomeno, visibile da drone, ha reso irriconoscibile la spiaggia Guree, dove il fondale è diventato terra battuta. Il livello del lago è crollato di oltre un metro in cinque settimane, con una discesa che ha superato i due centimetri al giorno. La crisi idrica, che si fa sentire in tutta la Lombardia, ha portato a una situazione di allarme, con il rischio di compromettere la funzionalità del sistema idrico.
La siccità e il deficit idrico
Il ritiro del lago Maggiore è legato a una combinazione di fattori: la mancanza di precipitazioni, l’evaporazione elevata e la scarsità di afflussi. Il livello del lago, misurato con l’idrometro del Centro Geofisico Prealpino a Leggiuno-Santa Caterina, si trova intorno ai 192,6 metri sul livello del mare, a circa un metro sotto la media stagionale. La soglia di magra, oltre la quale la navigazione dei traghetti entra in difficoltà, è fissata a 192,99 metri. Il lago è al di sotto di questa soglia, con un deficit idrico del 59,9 per cento rispetto alla media storica.
Il deficit di precipitazioni, stimato intorno al 25 per cento, ha ridotto la ricarica delle acque. L’evaporazione, che ogni giorno porta via dai tre ai quattro millimetri d’acqua, ha ulteriormente aggravato la situazione. Il bilancio idrico del bacino del Ticino, che alimenta il lago, non chiude da nessuna parte: negli ultimi giorni entravano circa 70 metri cubi al secondo, mentre l’erogazione verso il fiume Ticino è scesa a 67 metri cubi al secondo, appena il 27 per cento delle competenze e dei fabbisogni irrigui del territorio.
La gestione del lago e del bacino del Ticino è in fase di riveduta.
Le conseguenze e le richieste
La crisi idrica ha conseguenze dirette sulle colture e sull’agricoltura. I canali dell’Est Ticino Villoresi, che irrigano il nord-ovest milanese e il Pavese, non garantiscono più le portate necessarie alle risaie. Il lago, che dipende direttamente da questi canali, ha visto un calo del livello che ha ridotto la disponibilità d’acqua per l’irrigazione. La situazione è così critica che il Tavolo regionale per la crisi idrica ha discusso l’ipotesi di chiedere acqua alla Svizzera, dove si trovano serbatoi alpini con circa 190 milioni di metri cubi d’acqua.
«Abbiamo fatto il punto della situazione e pianificato le prossime azioni strategiche, ponendo massima attenzione all’area dell’Est Ticino Villoresi, territorio particolarmente critico in quanto direttamente alimentato dal Lago Maggiore», ha dichiarato Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione. Lo sforzo compiuto finora, secondo i dati portati al Tavolo, è stato considerevole: «Dall’inizio della stagione irrigua, dal 1° maggio al 28 luglio, il bacino del Ticino ha erogato complessivamente 1.578 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento del 30,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno di grande siccità del 2022. Questo ha permesso di salvare i primi raccolti, ma la situazione resta estremamente delicata per i secondi raccolti e in particolare per le risaie».
La gestione del lago e del bacino del Ticino è in fase di riveduta.
Nel frattempo, le portate del Po alle sezioni di Cremona e Borgoforte restano ampiamente sotto media, tipiche di una condizione di siccità severa. Cresce il numero dei Comuni riforniti con autobotti: in Lombardia una cinquantina in difficoltà, di cui diciassette serviti dalle cisterne. La situazione richiede una gestione attenta e una collaborazione tra le regioni coinvolte. Il Tavolo regionale ha espresso la necessità di sollecitare aiuti sia dalla Svizzera che dai concessionari italiani come Enel. L’obiettivo dichiarato è sostenere la portata dei canali e contenere i danni alle colture prima del termine della stagione irrigua, previsto per i primi giorni di agosto.
