Moto della Wehrmacht riemersa dal Danubio: un pezzo di storia quasi intatto
Una motocicletta della Wehrmacht, conservata in modo sorprendente, è stata ritrovata nel Danubio. Scoperte anche le resti di due soldati.

Il 12 agosto 2026, un’immagine di una motocicletta della Seconda guerra mondiale, quasi intatta dopo ottant’anni trascorsi nel fango del Danubio, ha fatto il giro del mondo. La scoperta, fatta da archeologi ungheresi, ha suscitato interesse internazionale, con commenti su giornali come il Daily Mirror e la Times of India. La moto, una DKW NZ 350-1, è emersa dal letto del fiume a Budapest, accompagnata da resti mortali di due soldati tedeschi. La sua conservazione quasi perfetta e le modifiche adattate al freddo del fronte orientale testimoniano una storia di guerra e ingegneria.
Un pezzo di storia quasi intatto
La DKW NZ 350-1, pesante oltre due quintali, è emersa dal Danubio grazie a un calo di livello mai registrato prima. I tecnici dell’Istituto e Museo di Storia Militare ungherese, arrivati il 2 agosto, hanno trovato un veicolo pesante e impregnato d’acqua. La moto, conservata in modo sorprendente, mostra modifiche nate dall’esperienza sulle piste gelate del fronte orientale. Sotto la ruota posteriore, un piccolo raschiatore in metallo serviva a staccare la neve e il fango dallo pneumatico, evitando che si incastrasse nella catena di trasmissione.
La robustezza della NZ 350-1 fu un’arma di sopravvivenza. Con la crisi di materiali che stringeva l’industria tedesca, il basamento del motore fu colato in ghisa grigia ad alta percentuale di grafite, risparmiando l’alluminio destinato alla produzione aeronautica. Questa scelta, pur limitando la leggerezza, garantì una robustezza necessaria per le condizioni estreme del fronte. La Wehrmacht, apprezzando questa caratteristica, ordinò una variante specifica per le esigenze del fronte, assemblando poco meno di 12.000 esemplari prima della resa definitiva.
La nascita di un’azienda e la sua evoluzione
La storia della DKW inizia nel 1907, quando l’ingegnere danese Jørgen Skafte Rasmussen fondò una piccola fabbrica di apparecchiature a vapore a Zschopau, in Sassonia. L’azienda, che divenne il marchio DKW, si espanse rapidamente, unendo le forze con Audi, Horch e Wanderer per formare il gruppo Auto Union. La produzione raggiunse il milione di unità nel 1939, ma con la guerra, la produzione civile fu interrotta per dare spazio alle commissioni militari. Dopo la sconfitta tedesca, i sovietici smantellarono la fabbrica di Zschopau, portando i macchinari e i tecnici a Iževsk, dove il progetto continuò sotto il nome di IZh-350.
La DKW NZ 350-1 fu un prodotto di guerra e ingegneria. La sua robustezza e la sua capacità di resistere alle condizioni estreme del fronte orientale la resero un veicolo indispensabile per le truppe tedesche. La sua produzione fu interrotta con la resa definitiva, ma il suo design e la sua ingegneria continuarono a influenzare la produzione sovietica negli anni successivi.
Accanto alla moto, gli archeologi hanno trovato i resti mortali di due soldati tedeschi. Le loro piastrine metalliche sono rimaste intatte, permettendo di risalire ai loro nomi e dare una risposta alle famiglie. Sebbene la posizione dei corpi possa far pensare a un guidatore e un passeggero sorpresi dal fuoco o dall’acqua, gli esperti del museo mantengono la cautela. Non si esclude che i resti siano finiti nello stesso punto quando la cavità venne usata per buttare via le macerie e i rifiuti del campo di battaglia dopo la fine dei combattimenti. Saranno le indagini antropologiche e d’archivio a stabilire se la moto e quei due uomini abbiano condiviso lo stesso istante finale.
