Il centrosinistra si muove verso le primarie, ma i nodi non si sciogliono

Il centrosinistra italiano si prepara alle primarie, ma i nodi restano. Schlein e Conte in gioco, voto online e Ucraina in discussione.

Leader del centrosinistra si preparano alle primarie, con nodi su regole, voto online e temi politici
Leader del centrosinistra si preparano alle primarie, con nodi su regole, voto online e temi politici

Il centrosinistra italiano si muove verso le primarie, ma i nodi principali non si sono ancora sciolti. Tra le figure in gioco, Giuseppe Conte e Elly Schlein, leader del M5s e del Pd, hanno rotto gli indugi a marzo, immediatamente dopo la vittoria del No al referendum. Tuttavia, il dibattito interno continua, con scontri e incertezze su regole, tempi e candidati. Il tema delle primarie, che potrebbe definire la leadership del centrosinistra, rimane al centro delle discussioni, ma non si è ancora raggiunto un accordo chiaro.

Il ballottaggio e il voto online

Una delle questioni più dibattute riguarda il sistema di votazione e le regole di ingaggio. Si parla di un ballottaggio tra i primi due candidati in termini di consensi, con la possibilità di votare online. La prima ipotesi vede favorevole il Pd, che ritiene che in un scontro a due la segretaria Schlein non abbia rivali. Tuttavia, è facile immaginare che molti dei voti su cui punterebbe Schlein potrebbero disperdersi nei rivoli centristi. Per lo stesso motivo, Conte sarebbe avvantaggiato da una sfida a un turno solo.

Il voto online, invece, rappresenta un altro nodo problematico. I vertici del Pd lo considerano un terreno scivoloso, visto che il M5s è attrezzato meglio per organizzare la base attraverso le piattaforme. Al contrario, iscritti e elettori dem considerano i gazebo un rituale fondamentale nella vita del partito. A sentire fonti dem, il punto di caduta potrebbe essere proprio lo ‘scambio’ tra ballottaggio e voto online.

Le regole di ingaggio restano incerte e non si è ancora raggiunto un accordo chiaro.

La questione Ucraina e la legge elettorale

Oltre al nodo delle regole e dei tempi, c’è quello dei temi, con i dossier principali che continuano a far penare i leader del centrosinistra, Ucraina in primis. Da questo punto di vista appare significativo l’ultimo scontro interno nato da un’intervista di Conte in cui il leader M5s rinviava alle primarie, e quindi a dopo la scelta della guida del centrosinistra, lo scioglimento del nodo sulla politica estera. Parole che hanno fatto insorgere Schlein, “non funziona così”, fino al pranzo “distensivo”.

Con la ripresa dei lavori parlamentari, tuttavia, ci sarà occasione per i leader di dimostrare la loro capacità di intesa nelle aule parlamentari, ma anche fuori, in occasione della battaglia sulla legge elettorale. “Tutti i leader in piazza il 15 settembre”, è l’appello lanciato da Riccardo Magi, leader di Più Europa, che spera così di rinvigorire quel “Fronte del No” risultato vincente al referendum sulla giustizia. Una “battaglia per la Costituzione”, la definiscono nel Pd, consapevoli che la vera posta in gioco è l’elezione del Presidente della Repubblica, nel 2029.

La legge elettorale potrebbe diventare un banco di prova per la capacità di intesa tra i leader.

Le candidature, invece, restano in sospeso. Riccardo Magi ha aperto alla sua candidatura, sottolineando che “ci dovrà essere un candidato di Più Europa, io correrei con grande entusiasmo”. Al momento, però, non ci sono indicazioni chiare né sulle regole né sui tempi. Anche se si fanno nomi, come Silvia Salis, Ernesto Maria Ruffini e Elisabetta Piccolotti, la scelta non è ancora definita. Il centrosinistra, come alla “mossa” del Palio di Siena, comincia a disporsi lungo la linea di partenza, in attesa del “canape” delle primarie. Il dibattito interno, tuttavia, non si ferma. Anche se alcuni leader sembrano aver rotto gli indugi, il quadro resta incerto. Il timing, le regole e i temi sono ancora in discussione, e il centrosinistra si prepara a una battaglia lunga e complessa, con le primarie come punto di partenza ma non di arrivo.