Legge elettorale, il centrodestra si muove su preferenze ma il ballottaggio resta un punto dibattuto

Il centrodestra si accorda su preferenze ma il ballottaggio rimane un tema dibattuto nella legge elettorale.

Deputati e senatori del centrodestra discutono modifiche alla legge elettorale, con focus su preferenze e ballottaggio
Deputati e senatori del centrodestra discutono modifiche alla legge elettorale, con focus su preferenze e ballottaggio

Il centrodestra si muove in modo coerente sul tema delle preferenze nella legge elettorale, ma il ballottaggio rimane un punto dibattuto. Dopo la pausa estiva, i partiti del centrodestra hanno sottoscritto e presentato al Senato un testo che ricalca quello bocciato alla Camera, mantenendo fede all’intesa raggiunta. Tuttavia, il tema del ballottaggio non ha visto un accordo unanime, con le perplessità interne al partito di maggioranza relativa e la premier che ha dato il via libera alla presentazione dell’emendamento senza renderlo un tema dirimente.

Le preferenze e il nodo del ballottaggio

Il testo approvato prevede che il ballottaggio scatti nel caso in cui nessun partito o coalizione ottenga almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere, ma purché le prime due coalizioni siano entrambe sopra il 38%. Se invece a incassare il 38% è una sola coalizione, sempre in entrambi i rami del Parlamento, e la seconda coalizione non ha superato la soglia del 38%, il premio di maggioranza viene attribuito direttamente al primo turno alla coalizione più votata, a condizione che essa abbia ottenuto più del 42% in entrambe le Camere.

Nonostante l’unanimità su alcune norme, come quelle relative alle preferenze, il tema del ballottaggio resta un punto di discussione. Il presidente della commissione Andrea De Priamo di FdI ha spiegato che “c’è attenzione ma non c’è a oggi una decisione presa”. Gli emendamenti, nessuno da parte di senatori azzurri, prevedono l’abolizione dell’articolo con il ritorno all’esclusione dal calcolo per la cifra elettorale nazionale dei soli voti dei partiti o liste sotto all’1%, e uno a firma FdI che prevede di abbassare la soglia di esclusione dal 3 al 2%.

Le perplessità interne e le reazioni delle opposizioni

Le perplessità sul tema del ballottaggio persistono anche all’interno del partito di maggioranza relativa. La premier, come spiegato, ha dato il via libera alla presentazione dell’emendamento senza tuttavia farne un tema dirimente. La Lega, invece, è contraria al secondo turno, una linea ribadita anche in occasione dell’ultimo confronto tra leader. Tuttavia, gli azzurri non ci mettono una definitiva pietra sopra e si dicono disponibili “a valutare nell’iter parlamentare ogni proposta utile a rafforzare la rappresentatività, la stabilità e la governabilità, nel pieno rispetto della volontà espressa dagli elettori”. Le opposizioni, in particolare il Pd, hanno reagito con durezza. La segretaria Elly Schlein ha definito la mossa del centrodestra “disperata” e ha sottolineato che renderebbe la legge “ancor più incostituzionale”. Tra gli emendamenti unitari delle opposizioni ci sono anche “preferenze vere”, stop all’indicazione del candidato premier, no liste bloccate, parità di genere e innalzamento al 45% della soglia per il premio. Il tema del ballottaggio, quindi, non è solo un dibattito interno al centrodestra, ma un punto di contenzioso tra le forze politiche.

Le norme tecniche e le modifiche alle preferenze

Oltre alle preferenze, il centrodestra ha presentato anche emendamenti tecnici. Una norma interviene nel caso in cui alla coalizione o alla lista cui è stato attribuito il premio di governabilità risultino assegnati più di 113 seggi al Senato. Inoltre, l’ultimo emendamento ridefinisce i collegi di Bolzano, Merano e Bressanone. Anche su questo punto si potrebbe riaprire una riflessione, alla luce dei malumori delle parlamentari donne, che non vedono rispettata l’alternanza di genere nei capilista.

Nonostante l’unanimità su alcune norme, il tema del ballottaggio rimane un punto dibattuto. Il testo prevede che scatti il ballottaggio nel caso in cui nessun partito o coalizione ottenga almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere, ma purché le prime due coalizioni siano entrambe sopra il 38%. Se invece a incassare il 38% è una sola coalizione, sempre in entrambi i rami del Parlamento, e la seconda coalizione non ha superato la soglia del 38%, il premio di maggioranza viene attribuito direttamente al primo turno alla coalizione più votata, a condizione che essa abbia ottenuto più del 42% in entrambe le Camere.